“Narrazioni” di Sergio Rotino

Ultimo aggiornamento:

Sergio Rotino, Narrazioni

Seri Editore, 2021, pp. 89, euro 10,00

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La poesia narrativa sta dando ultimamente buoni frutti – il verso, in genere, vi s’allunga e il poeta attinge dal pozzo del novelliere e talvolta da quello del sognatore. Nella sua centrata e utilissima prefazione, Giusi Drago ci avverte però che qui siamo davanti a narrazioni sui generis, che nascono da una presa di distanza dalla realtà, da quel velo tenebroso che la rende inconoscibile e conduce la scrittura verso esiti stranianti e inattesi.

Sergio Rotino affronta prima di tutto il problema del linguaggio: se “ogni cosa è già stata scritta”, dobbiamo rassegnarci ad essere ingannati dalla parola, coinvolti in una sfida continua avremo sempre il dubbio che percezioni e affermazioni siano menzognere. La poesia sembra tentarle tutte per stanare qualcosa di certo, falso o vero che sia – prima avvicinamenti, poi distanziamenti, interrogazioni su assenze, apparizioni. Il flusso narrante è incontenibile, privo di punteggiatura, spezzato solo da isolati corsivi e dediche criptiche. Su tutto incombe una sorta di fatalità, di maniacale (o deformata) registrazione di quanto è dato vedere – Sono cose quindi accadonoperò no/ nessuno arriva; “adesso il tempo ritorna presente ma non io “. Spesso il discorso diventa allucinato, come quando compare “un cane fantasmatico…un cane scorporato da sé…dislocato ovunque privato della sua prima funzione animale o appare per un attimo la volpe, tradendosi così per sempre nonostante la repentina fuga.

Il tempo è sezionato e analizzato, ma resta sostanzialmente indefinibile – “il domani l’avvenire seguente che di nuovo per sempre ripete se stesso eppure diverso nel segno volta dopo volta inaspettato viene”. In chiusura assistiamo ad un registro alto: il poeta racconta la morte, il lutto, con parole che, ormai abituate a dire l’indicibile, risultano terribilmente lucide e pertinenti: “si sente la sua mancanza senza voce brucia tutto messaggio messaggero foglio inchiostro nero il lutto non ti spiega non si spiega” – “ora che le ossa hanno finito il compito e nulla se ne fanno del loro biancore adesso immacolate appena appena vicine appena appena toccate dal senso del dover terminare la vita si sa che così è scorciata sempre di un po’ ora se ne restaranno belle sole a confondere la terra…” Il lettore può chiudere il libro soddisfatto perché la faticosa lettura lo lascia alla fine appagato, pieno di visioni e di nuove domande.

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Antonio Fiori

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da stanza luminosa a stanza luminosa il sole onnipresente lo insegue attorno gli veste la prigione meravigliosa della realtà che lui/ non sa da cosa abbia avuto origine ma c’è ovunque esiste lo brucia lo acceca qualunque atto compia e se un attimo si fermasse per un attimo/ si arrendesse alla sua ferocia naturale potrebbe forse riconoscerne la ragione quanto in essa ha valore la stanchezza il dolore di scegliere parole/ già dette altrove da altri dette senza successo alcuno

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ha deciso da sé che il mondo si svuota lo vede già lo ha visto è così vuoto deve essere di umani di corpi dementi e così restare vuoto di pensieri affini al niente di vuote azioni inconcludenti fatte per fare così portate meccanicamente in avanti al non produrre il bene mai in alcuna forma comunque/ le si progetti sarai sempre in errore cadrai sopra l’aguzzo delle pietre di cui è costellata la terra finirai sgomento svanirai nel fondo dell’orrore dice prima di alzare la mano il vuoto a creare

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Sergio Rotino vive e lavora a Bologna, dividendosi fra editoria, radiofonia, docenza in corsi (di scrittura e di formazione) e organizzazione di eventi culturali. Negli anni ha curato varie antologie di narrativa e di poesia. Nel 2009 pubblica il romanzo Un modo per uscirne (Abramo editore), nel 2011 Loro (Dot.com press), prima silloge poetica, cui segue Altra cosa da inventare (Isola, 2013) e Cantu maru (Edizioni Kurumuny, 2017). Dal 2010 organizza a Bologna la rassegna “Paesaggi di poesia”. Nel 2016 e nel 2017 ha organizzato “Riassunto di ottobre”, giornata di reading sulle scritture di ricerca. Ha vinto la XXII edizione di “Poesia di strada” – Licenze poetiche, Macerata. Giornalista senza tesserino per sua scelta, ha collaborato con le pagine culturali di varie testate, fra cui i quotidiani “Il domani di Bologna”, “L’informazione”, “Corriere del Mezzogiorno-Corsera”, “Liberazione” e il mensile “Stilos”. Ha prestato la sua voce alla redazione culturale di Radio città del capo, emittente bolognese (Popolare network) con cui collaborava dalla fondazione. Per l’emittente ha inoltre creato “Il ragazzo dai capelli verdi”, programma di letteratura per ragazzi.

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