Minimo umano, di Stelvio Di Spigno

Ultimo aggiornamento:

Stelvio Di Spigno
Minimo umano
Marcos y Marcos, 2020, pp. 224, e.18,00

Maturità di pensiero, naturalezza di linguaggio, sofferenza, coraggio, dialogo con Dio, bisogno e fatica d’amore: c’è tutto questo nella poesia di Stelvio Di Spigno. Una raccolta poetica dove si fanno sopratutto i conti con la fragilità della memoria, i sensi di colpa e il senso della vita e della morte. Il poeta ha intuizioni improvvise all’interno di poesie pensose, quasi filosofiche, a volte invece dentro poesie dai toni narrativi, spesso dolorose o commemorative. Un esempio di rivelazione improvvisa, dura e toccante, è in ‘Amici e amiche’ , dove, terminata l’enumerazione malinconica dei ricordi, arriva il silenzio: …e il silenzio/ si faceva più vicino, elementare, passivo,// quando poi ci raggiunse una sera d’estate, non aspettato/ dai progetti in comune, cioè che voi tutti/ sareste stati cancellati, pur essendo così speciali,/ violentemente giovani, proprio voi/ inchinandovi alla totalità, a quella cosa così brutale -/ nessuno poteva prevederlo a quell’età. Quel terribile e inaspettato ‘sareste stati cancellati’, rivela quanto lontana possa essere la poesia dalla consolazione quando segue il pensiero e la vita. Ma anche prima, nei ‘Preludi’ introduttivi …è tutto un silenzio di naviganti/ che hanno perduto la via dell’Equatore.// Da qui non ci si alza, non si vola (da ‘Variante lombarda’).

Dicevo in apertura che c’è anche un dialogo con Dio, che però prima è passato per quello con la propria coscienza: …Non ora il conto dei miei peccati./ Ancora qualche anno è ciò che chiedo/ per riparare ai torti delle idee./ Solo questo. Un bianco stupore/ di ali multiformi/ per diventare un altro, le frivole note/ di un’anima in cancrena/ che vuole sciogliersi e meritare il cielo.// Non negarmelo, Signore delle Nebbie. La poesia dunque come strumento per esaminarsi, ricostruire accadimenti, errori, esperienze d’amore ed offerta poi al lettore perché provi a fare altrettanto. Ma ‘Minimo umano’ è anche una raccolta di ritratti e di poesie dedicate, dove brillano quelle presenti nelle sezioni ‘Preludi’, ‘Elegie finali’ e ‘Congedi’ (da dove cito i versi conclusivi di ‘Elena’:..perché sei stata in cima al puro amore/ come una sposa felice di noi, che eravamo/ l’unico tesoro che hai voluto,/ e che grazie all’affanno/ delle tue vecchie mani/ si è salvato). Un percorso poetico dunque che sa essere impietoso con la memoria e i propri fallimenti ma che sa pure che si può salvare anche ‘un’anima in cancrena’, che nella vita ognuno può incontrare esempi di ‘puro amore’ e – alla fine – inaspettatamente, rinascere: Quel giorno riavrò tutti i miei anni – nella bella stagione dei millenni.

Antonio Fiori

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