Marco Bini, New Jersey, recensione di Michele de Virgilio

Ultimo aggiornamento:

Marco Bini

New Jersey

Interno Poesia, 2020, Prefazione di Cristiano Poletti,

pp.108, euro 11,00

(la foto di Marco Bini è di Mario Genevini)

.

Per godere pienamente di questa silloge bisognerebbe aver già vissuto –in qualche modo- la provincia. Attenzione! Non ho detto <<in provincia>>. Basterebbe il ricordo di una colazione completa al mattino, in un bar come si deve, perché si sappia che vivere fuori dalle città non è cosa da poco, è un’esperienza che lascia i segni, come essere spellati vivi. Ma c’è qualcosa che alla fine è più forte di questa esperienza: lo sguardo. Il sentimento della provincia si sradica e si fa intuire in tutta la sua potenza, fin dai primi versi della raccolta di questo giovane poeta: <<Dovremmo credere ai cartelli quando come costole\ spalancano al cuore spazio per pulsare, \se l’alluminio rinfrange in cifre la misura\ del divario fossile che basta a sentirci persi>>. Non ci sono segreti, qui. Il lettore se ne accorge subito.

La voce dell’autore si dispiega senza tentennamenti lungo tutta l’opera, a tratti si capriola, ma resta franca, diretta, fino a diventare presenza infuocata, sentite qua: <<Crinali di colline al ritorno, cielo, cose che non so.\ Continuate a darmi limiti,\\ spingetemi a frugare nel mucchio del visibile.\ Diventate scrittura, accenti sul libro del mondo.\ Parole:\ fatevi scrivere, tenetemi in vita.>>. Richiamavo il privilegio dell’esser nati in provincia all’inizio (non so se si era capito), perché il poeta è rigorosamente euforico del suo vivere in questi luoghi smarriti nelle nebbie. Non lo sbandiera quasi mai, ma lo impone, lo difende, cerca di metterlo al riparo dalle contaminazioni che solo al loro apparire ne potrebbero guastare lo smalto ghirriano, la levigata bellezza.

Il verso di Bini coincide col verso della propria storia incessantemente finita e ricominciata in provincia. Poesia limpida, fra struggenti, tenerissimi scenari di colline, lattine, piogge da carrelli, alberi e autobus per tornare finalmente a casa; che nel cuore racchiude l’apocalisse frantumata del quotidiano, ricomponibile solo nella parola.

Michele de Virgilio

 

da New Jersey :

 

Dovremmo credere ai cartelli quando come costole

spalancano al cuore spazio per pulsare,

se l’alluminio rifrange in cifre la misura

del divario fossile che basta a sentirci persi

 

o vederli come sfregi verticali al modo che abbiamo

di sbirciare l’orizzonte del nostro New Jersey

ma senza ponti per il centro dove agglomerarsi

nel nucleo vulcanico dove fabbricano la luce?

 

*

 

Ha arterie e atri separati, se esagera coi volt

può scoppiare di spavento: è fatta come un cuore

la mia città e pulsa quanto pulsa un verso

sulla punta delle dita quando non si schiude.

 

Dovevamo vivere su Marte, invece è il regionale

accecato di graffiti che ancora si incannula,

estrae un embolo di sonno e lo reinietta ore dopo.

 

Mi batte nel petto e spesso non vorrei,

ma quando il sole diventa alluvione sui viali

nell’arancio rivedo in ogni palmo le mie stature,

le duemila e più sfumature del mio distacco.

 

Pensarci sopra è un’aggiunta e non serve

a questo muscolo involontario che mi richiama

e sgarbato mi rifionda, dopo avermi dato forma

– circospetta, luterana,

Nazareth pedemontana.

 

*

 

Bologna città–stalagmite, fuori le mura

è quasi più acciaio che pietra.

Novecento puro la torre dell’Unipol impressa

dal logo liquido del sole (Rothko, Gramsci, Montale tutti assieme)

nella calma minerale presidiata dai server.

 

Ci sono anche i fiori, ma nessuno li capisce

aggrappati ai terrapieni, al riparo dei guard–rail:

ci lasciano andare, non dicono niente.

Crinali di colline al ritorno, cielo, cose che non so.

Continuate a darmi limiti,

 

spingetemi a frugare nel mucchio del visibile.

Diventate scrittura, accenti sul libro del mondo.

Parole:

fatevi scrivere, tenetemi in vita.

.

MARCO BINI (1984) vive a Vignola (MO). Suoi testi sono apparsi nelle antologie La generazione entrante e Post ‘900 (entrambe Giuliano Ladolfi Editore, 2011 e 2015) e in diverse riviste cartacee e online come “Nuovi Argomenti”, “Poetarum Silva”, e “Poesia del Nostro Tempo”. Ha pubblicato le raccolte di poesie Conoscenza del vento (Giuliano Ladolfi Editore, 2011) e Il cane di Tokyo (Giulio Perrone Editore, 2015). Collabora con Poesia Festival in provincia di Modena.

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