Luigia Sorrentino, poesie giovanili (con una nota di Fabrizio Fantoni)

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Poesie giovanili di Luigia Sorrentino
Con una nota di Fabrizio Fantoni
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La forza della testimonianza
di Fabrizio Fantoni

Le poesie giovanili di Luigia Sorrentino, qui per la prima volta pubblicate, sono un importante documento per ricostruire la fisionomia culturale dell’autrice e l’evoluzione del suo “fare poesia”. I testi ritrovati da Luigia per caso, circa un anno fa nella casa natale insieme ai quaderni di allora, alcuni scritti a mano, altri dattiloscritti su fogli con la macchina per scrivere degli anni trenta del padre, medico chirurgo, costituiscono molto probabilmente i primi tentativi poetici della Sorrentino e anticipano di qualche anno, i più strutturati componimenti risalenti al 1984 – 1989, raccolti decenni dopo, nel 2003, in “C’è un padre”.

Ciò che maggiormente sorprende di questi primi versi è l’idea di poesia che vi è sottesa, un’idea che si mostra tanto più anticonformista e innovativa se la si mette in relazione alla data posta in calce agli stessi: 1980 – 1983.

Siamo ancora negli anni degli sperimentalismi – soprattutto a Napoli e a Roma – delle neoavanguardie, che miravano a elaborare un linguaggio capace di esprimere lo smarrimento del mondo contemporaneo attraverso l’impiego di strutture linguistiche, sonore, visive, frammentarie che davano vita a una poesia cerebrale, di “laboratorio” e raramente capace di suscitare coinvolgimento emotivo.

Luigia Sorrentino, invece, fin dalle prime prove poetiche, si distacca dallo sperimentalismo scrivendo versi compatti caratterizzati da una soggettività immediata in cui il disorientamento generazionale viene reso dalla forza di una lingua che, con accensioni analogiche, sposta i piani della percezione per far affiorare quel “nascosto” che è il vero dire della poesia.*

I componimenti giovanili qui proposti ne sono una prova. In essi ritroviamo la traccia di una testimonianza che abbraccia la generazione degli eccessi e delle contraddizioni, l’eco di foglie morte di una vita annientata ai bordi della strada.

Sono tentativi poetici che traggono la loro origine nell’esperienza vissuta in una periferia a sud di Napoli, una terra arcaica dominata dall’illegalità, dagli abusi sulle ragazze e da una diffusa violenza esercitata da bande di adolescenti con esiti, a volte pericolosi, che coinvolgevano anche ragazze giovanissime.
In questi luoghi la brezza del mare che soffia da occidente e il profumo delle ginestre che si piegano sulla roccia non lenivano la solitudine di questi ragazzi che crescevano in una realtà priva di qualsiasi riferimento culturale.

Alcuni cercarono un riscatto nella lotta politica armata, altri nell’affiliazione alle organizzazioni criminali, altri morirono per overdose di eroina.

Le morti violente degli amici, la scomparsa della spensieratezza dell’adolescenza e l’isolamento in cui si ritrovò l’autrice, la portarono a attuare una sorta di “resistenza” culturale che si alimentava, soprattutto, dello studio della filosofia e della letteratura: lo scrivere in versi divenne lo strumento per forgiare una personale coscienza oppositiva al degrado del mondo in cui viveva.
Ecco fuoriuscire dai suoi quaderni, le prime prove poetiche. Componimenti che devono essere letti come un prezioso incunabolo della sua poesia successiva.

In essi si ritrovano, sia pure in nuce, quelle riflessioni sull’esistenza che acquisteranno vigore nelle raccolte più mature dell’autrice e, soprattutto, la definizione della condizione umana compressa in un’esausta tensione tra slanci vitalistici e pulsioni di morte, “simulacro“ di se stessa, ombra destinata a sperdersi.

Nota

*[n.d.r. Chi scrive ha avuto l’opportunità di leggere la nuova raccolta di versi di Luigia Sorrentino tuttora inedita, in cui l’esperienza della violenza vissuta nell’adolescenza ricorre in tutte le sue espressioni attraverso una maschera che rivela o nasconde l’esperienza del dolore.]

Poesie giovanili di Luigia Sorrentino

[Senza titolo]

Gli occhi vivono di silenzio
brevi immagini sedute
richiami ancestrali
pulsioni di vita e di morte.
Tutto comincia dal presente
il resto segue
annientato.
Ognuno per riaversi
ricorre alla forza della
testimonianza.
Perché gli uomini tutti
sono strutture indifese
ospedali psichiatrici
immersi nel vuoto
linguaggio dei sensi.

(1980)

[Senza titolo]

Pochi anni per esistere.
Ora,
resisti agli abbracci
in un gioco d’inerzia
subito si è fatto silenzio,
per te per me
mentre ti sfioro.

*

(1980)

[ senza titolo]

Vedo la morte stamane
Il suo manto sottile annienta il sole.
Tutto diventa immobile.

(1980)

*

La sua vita straordinaria

Nacque dalla rosa
Io e lui eravamo una cosa
sola
rosea la sua bocca
succhiò il mio nettare vertiginoso
per nutrirsi
mi sfogliò,
il tempo mi cicatrizzò.
La sua inutile ricchezza
mi ferì
quando si infilzò ad una spina
la sua vita straordinaria
si spense
come una candela
e le sue palpebre
batterono il silenzio.

(1983)

*

Cade la notte
in tutto il suo crudo silenzio
un’ombra chiude le imposte
spegne le luci
muore sulla strada
l’ultimo grido sospinto dal buio.

Una pallida luna
tira un sospiro
dal nero del cielo
mentre le stelle
si gettano sul mondo.

Un cane cerca un rifugio
il portone lasciato aperto
disperde il suo lamento
nel sordo e pesante rumore del niente.

Tace la notte,
l’oscura sua mano
sfiora corpi dimenticati.

Dorme la strada
non corre più incontro a sé stessa
aspetta che la vita torni
nel respiro del giorno.

(20 marzo 1983)

 

Bibliografia di Luigia Sorrentino

Luigia Sorrentino è nata a Napoli. Giornalista professionista lavora alla Rai. In poesia ha pubblicato: C’è un padre (manni, 2003), Prefazione R. Cappuccio, raccolta comprendente opere giovanili; La cattedrale (Il ragazzo innocuo, 2008),  La nascita, solo la nascita (Manni, 2009), Prefazione di M. Cucchi; Olimpia (Interlinea, 2013-2019, Prefazione di M. De Angelis, Postfazione M. Benedetti;  Olimpia, (Recours au Poème Editeur, 2015), Traduzione di Angèle Paoli; Inizio e Fine, Prefazione di M. Cucchi, (I Quaderni della Collana Stampa, 2016); Figure de l’eau/Figura d’acqua, con acquerelli e inchiostri di Caroline François-Rubino, Traduzione di Angèle Paoli (Al Manar, 2017); Début et Fin, con inchiostri di Catherine Bölle, Traduzione di Joëlle Gardes (Al Manar, 2018);  Olympia con disegni di Giulia Napoleone, traduzione di Angèle Paoli, (Al Manar, 2019), Olimpia traduzione di Antonio Nazzaro (RIL Editores, 2020). Opere teatrali: Olimpia, tragedia del passaggio A.C.M., 2020 Un primo studio è andato in scena il 16 luglio 2020 nel Giardino Romantico di Palazzo Reale nella rassegna del Napoli Teatro Festival Italia diretto da Ruggero Cappuccio.

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