Lionello Inglese, In un rapido cambio della guardia

Ultimo aggiornamento:

Lionello Inglese
In un rapido cambio della guardia
Giuliano Ladolfi Editore, 2012


La pubblicazione della breve raccolta di Lionello Inglese, In un rapido cambio della guardia, è del 2012, ma anche a distanza di anni, la sua singolare impostazione non può non accendere una sincera curiosità.
Sono tornata a più riprese sulla raccolta di Lionello Inglese, ogni volta chiedendomi perché mi intrigasse così tanto. Questo è già di per sé un dato positivo, un valore aggiunto ancora prima di disporsi a una vera riflessione, perché la poesia non è fatta solo per essere letta ma soprattutto per essere riletta più e più volte, a piacimento, e in tempi e umori personali differenti. Solo incontrandola con disposizioni di spirito lontane tra loro possiamo valutarne il peso e la ricchezza del discorrere. La brevità che la caratterizza risulta appunto funzionale a una lettura reiterata per donarsi a chi la sa interrogare, senza esaurirsi una volta per tutte, in modo da poter scoprire i rimandi, sondarne le pieghe e le profondità. I componimenti che non invitano a una rilettura, non coinvolgono, vengono presto dimenticati, e fanno nascere seri dubbi sulla loro validità poetica. Non credo proprio sia il caso della raccolta “In un rapido cambio della guardia “di Lionello Inglese.

Il primo approccio segue, come è ovvio, l’indirizzo suggerito dalla prefazione di Luca Canali, che individua in questo lavoro “un ingegnoso e prezioso catalogo di stili”, un “ documento dei tempi, sia di quello in cui viviamo, sia di quello in cui vivevano i nostri avi “. Una felice rassegna di trends culturali, insomma, una panoramica a volo d’uccello sopra la storia della cultura poetica dell’ultimo secolo. La nostra epoca, forse più di altre, è adatta a riconoscere con lucida consapevolezza quanto le tendenze segnino i tempi, plasmino gli stili, anche e soprattutto in ambito culturale, artistico e letterario, abituata com’è a fare i conti con le contaminazione, gli echi e i rimandi, così come i recuperi stilistici e tematici ; e ne ha piena coscienza proprio perché si trova costantemente impegnata ad adeguarsi, assorbire e mescolare le linee guida che ininterrottamente appaiono e svaniscono, si intersecano, sfumano l’una nell’altra. La nostra epoca, così liquida e plasmabile, si scopre ormai avvezza a “Un rapido cambio di guardia”, lo accoglie senza reticenze e si conforma alla proposta. L’indicazione di Luca Canali che invita ad affrontare la raccolta come un catalogo di stili, attraverso i quali individuare ” i segnacoli di un tempo” sia presente che passato, risulta subito interessante perché solletica il nostro bagaglio di letture e conoscenze, ci chiama a individuarle prestando attenzione alle risonanze delle nostre frequentazioni letterarie, un gioco da lettori dotti e compiaciuti della propria preparazione che scopre rimandi e valenze di varia provenienza, fino a comporre una mappa della cultura poetica dell’ultimo secolo.

Un gioco comunque che stanca presto, perché i versi della raccolta subito coinvolgono e spingono ad andare oltre, seguendo la metafora del funambolo che sulla bicicletta fila sulla corda e si spinge più in là, fino a spaccare il tendone del circo e proseguire nella notte illuminata dalle stelle. La figura del funambolo segna il componimento d’apertura ed è metafora sia del poeta che del lettore, che pedalando sul filo si immergono entrambi in atmosfere sospese, cariche di realismo magico e surrealismi altrettanto incantati e suggestivi, plasmando un neo-lirismo che non rifiuta il lirismo tradizionalmente inteso (come si riscontra in certi neo-lirici contemporanei che spesso esibiscono una scorza ruvida) ma sa comunque tenersi ben lontano da fastidiosi e datati cliché. A partire dai componimenti di ispirazione campestre che presentano lo stesso tema-soggetto, trattato però in due diverse epoche creative, raggiunge l’irrealtà vera e propria, un po’ fiabesca e un po’ ironica, che comunque colora angoli di vissuto e di luoghi osservati e riaffioranti. Fino al sorprendente universo di animali inusuali e proprio per questo più incisivi e coinvolgenti; niente animali domestici, piuttosto lucertole, rospi, api, volpi e pavoni, il piccolo zoo che anima il gioco dei bambini e da cui solo loro sanno trarre qualcosa perché riescono a guardare negli occhi anche “l’iperbole di un alligatore…prigioniero dell’inerzia di un sabato”. Un insieme di figure in grado di esibire sia la loro vera natura che di indossare panni umanizzanti e che ricordano per certi versi, e con le dovute differenze, la rassegna zoologica di un Toti Scialoja. Presenze inusuali che ricoprono il ruolo di guardiani e protagonisti di momenti che, proprio per la loro comparsa, appaiono risultanti e inattesi; ma soprattutto artefici di quel leggero sorriso, non scherzoso ma benevolente, che sussume l’intero impianto della raccolta.

In queste liriche brevi e nitide non esiste temporalità né eternità, ma una metafisica dell’attimo, che resta sospeso e incastonato nel verso dove rivivono le visioni e le emozioni che lo hanno illuminato. L’unica sezione forse un poco appannata e distante risulta quella dedicata ai Compagni, profili di amici e conoscenze che riguardano una sfera troppo personale, ma di cui si gode comunque il verseggiare parallelo, su due binari, intesi come registri diversificati dalla scansione temporale.
La terza ripresa si può definirla senz’altro una rilettura per “diporto”: il lettore si è trasformato in un funambolo esperto e spavaldo, senza più assilli e titubanze procede fantasiosamente secondo l’umore e l’inclinazione, pedala avanti e indietro a piacimento sopra la corda che lo sorregge, raccogliendo le vertigini che i versi, sapienti e ben costruiti, sanno proporgli, stemperandosi con disinvoltura tra epoche passate e richiami del presente.
Emma Pretti

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