Leonardo Sinisgalli – Visuale sul Novecento

traccia / stampa / cielo.

 

 

Leonardo Sinisgalli, Tutte le poesie, a cura di Franco Vitelli, Mondadori 2020 (Collana Oscar Baobab).

 

Intatta alba ti avvicini
Sulle sabbie prudenti,
Né ti minaccia la violenza dei frutti
Che la luce ti porta in ostaggio.
Sul greto ritrovi giaciture
Solenni ai tuoi riposi
E se l’acqua si tace la veglia
Ne è folta e la sete ubbidiente.
Ora scoppia nel cuore della terra
Il grano appena seminato:
Cadono le ultime allodole sui nostri passi
Sventate ai confini della pianura.
Eccomi a guardare il passaggio
Delle gru verso la marina;
Un tempo erano questi gli annunci
Alla mia rapìta felicità.
La poca luce di quest’ora
Ha la calma d’una voce.
Devo pensare alte le tue mani
Sorprese a farmi cielo.
Ogni tuo gesto lontano
Fa crollare il chiarore
Che sopra di te come su questi olmi
La memoria aveva edificato.
Tutela la veglia sorda
Delle foglie il sonno
Sopra questa ripa di sassi
Che la tua eco tiene in assedio.
La luce ha la tua statura
E regge il gesto
Precisa, anche la pietra
Dà il petto al sole.
La tua voce questa mattina
Ci cresce nelle ossa,
In questo sangue
Che si ordina come le foglie.
E il giorno prende in terra
Misura dal tuo passo.

 

 

corsivo / mare di virgole / punto fermo.

 

A mio padre

 

L’uomo che torna solo
A tarda sera dalla vigna
Scuote le rape nella vasca
Sbuca dal viottolo con la paglia
Macchiata di verderame.
L’uomo che porta così fresco
Terriccio sulle scarpe, odore
Di fresca sera nei vestiti
Si ferma a una fonte, parla
Con l’ortolano che sradica i finocchi.
È un uomo, un piccolo uomo
Ch’io guardo di lontano.
È un punto vivo all’orizzonte.
Forse la sua pupilla
Si accende questa sera
Accanto alla peschiera
Dove si asciuga la fronte.

 

 

 

*

 

Eri dritta e felice
Sulla porta che il vento
Apriva alla campagna.
Intrisa di luce
Stavi ferma nel giorno,
Al tempo delle vespe d’oro
Quando al sambuco
Si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
Per i fossi, si misurava l’ardore
Del sole dalle impronte
Lasciate sui sassi.
 
 
San Babila

 

Trascina il vento della sera
Attaccate agli ombrelli a colore
Le piccole fioraie
Che strillano gaie nelle maglie.
Come rondini alle grondaie
Resteranno sospese nell’aria
Le venditrici di dalie
Ora che il vento della sera
Gonfia gli ombrelli a mongolfiera.

 

*

 

Chi ama non riconosce, non ricorda,
trova oscuro ogni pensiero,
è straniero a ogni evento.
Mi sono accorto più tardi
di tutti gli anni che l’aria
sul colle è già più leggera,
l’erba è tiepida di fermenti.
Dovevo arrivare così tardi
a non sentire più spaventi,
pestare aride stoppie, raspare
secche murate, coprire la noia
come uno specchio col fiato.
Sono un uccello prigioniero
in una gabbia d’oro. La selva
variopinta è senza colore per me.
L’anima s’è trovata la sua stanza
intorno a te.

 

*

 

Un bel fuoco
è una poesia riuscita.
Si sta incerti dell’esito.
Si può scegliere la legna umida
e sbagliare l’assetto dei ciocchi.
È una fortuna oltre che un merito
montare il dispositivo che scoppi
e tenga a lungo la fiamma
viva.

 

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