JO SHAPCOTT – DUE INEDITI (traduzione di floriana marinzuli)

SHAPCOTT

Jo Shapcott (1953) nasce e vive a Londra, dove insegna scrittura creativa presso il Royal Holloway College, University of London. Her Book: Poems 1988-1998 (2000) è un’antologia che include parte delle sue prime tre raccolte: Electroplating the Baby (1988), vincitrice del Commonwealth Poetry Prize for Best First Collection, Phrase Book (1992) e My Life Asleep (1998), entrambe vincitrici del Forward Poetry Prize (sezione migliore raccolta di poesia).  Jo Shapcott ha inoltre vinto per ben due volte il National Poetry Competition. Insieme a Matthew Sweeney ha curato l’antologia di poesia contemporanea in lingua inglese Emergency Kit: Poems for Strange Times (1996). Nel 2002 pubblica la versione in inglese delle poesie francesi di Rainer Maria Rilke, nella raccolta Tender Taxes e, nello stesso anno, cura insieme a Linda Anderson una raccolta di saggi incentrati sulla poesia di Elizabeth Bishop, dal titolo Elizabeth Bishop: Poet of the Periphery. La sua ultima raccolta poetica, Of Mutability, pubblicata da Faber and Faber nel 2010, riceve il prestigioso Costa Book Award. A conferma del contributo prestato alla scena poetica contemporanea inglese, nel 2011 Jo Shapcott è insignita della Queen’s Gold Medal for Poetry, massima onorificenza e riconoscimento ultimo alla carriera di una delle voci poetiche femminili più rappresentative e amate del Regno Unito.

 

 

Jo Shapcott

da Of Mutability (Faber & Faber, 2010)

traduzione dall’inglese di Floriana Marinzuli

 

i testi vengono riprodotti su gentile concessione dell’autrice e della traduttrice

 

 

Motherland
shapcott 01
after Tsvetaèva
Language is impossible
in a country like this. Even
the dictionary laughs when I look up
‘England’ , ‘Motherland’, ‘Home’.

It insists on falling open instead
three times out of the nine I try it
at the word ‘Distance’.  Degree
of remoteness, interval of space.

Distance: the word is ingrained like pain.
So much for England and so much
for my future to walk into the horizon
carrying distance in a broken suitcase.

The dictionary is the only one
who talks to me now. Says, laughing,
‘Come back HOME!’ but takes me
further and further away into the cold stars.

I am blue, bluer than water.
I am nothing, while all I do
is waste syllables this way.

England. It hurts my lips to shape
the word. This country makes me say
too many things I can’t say. Home
of me, myself, my Motherland.

 

 

Of Mutability

Too many of the best cells in my body
are itching, feeling jagged, turning raw
in this spring chill. It’s two thousand and four
and I don’t know a soul who doesn’t feel small
among the numbers. Razor small.
Look down these days to see your feet
mistrust the pavement and your blood tests
turn the doctor’s expression grave.

Look up to catch eclipses, gold leaf, comets,
angels, chandeliers, out of the corner of your eye,
join them if you like, learn astrophysics, or
learn folksong, human sacrifice, mortality,
flying, fishing, sex without touching much.
Don’t trouble, though, to head anywhere but the sky.

 

 

traduzione dall’inglese di Floriana Marinzuli

 

 

Madrepatria

alla maniera di Cvetaeva

Il linguaggio è impossibile
in un paese come questo. Persino
il vocabolario ride quando cerco
‘Inghilterra’, ‘Madrepatria’, ‘Casa’.

S’ostina invece ad aprirsi a caso
tre volte su nove che ci provo
alla parola ‘Distanza’. Grado
di lontananza, intervallo di spazio.

Distanza: la parola è radicata come il dolore.
Tanti saluti all’Inghilterra così come
al mio futuro di incamminarsi verso l’orizzonte
portandosi la distanza in un bagaglio logoro.

Il vocabolario è l’unico
a parlarmi adesso. Dice, ridendo,
‘Torna a casa!’ ma mi porta
via sempre più lontano verso le fredde stelle.

Sono blu, più blu dell’acqua.
Non sono niente e l’unica cosa che faccio
è sprecare sillabe in questo modo.

Inghilterra. Ho male alle labbra nel dar forma
alla parola. Questo paese mi fa dire
troppe cose che non posso dire. Casa
mia, me stessa, la mia Madrepatria.

 

 

Della Mutevolezza

Troppe tra le migliori cellule  del mio corpo
si sentono prudere, frastagliate, s’infiammano
in questo gelo primaverile. È il duemilaquattro
e non conosco anima viva che non si senta piccolo
tra i numeri. Sottile come rasoio.
Di questi giorni guardi giù e noti  i piedi
diffidare del marciapiede e le analisi del sangue
far diventare seria l’espressione del dottore.

Guarda insù ad afferrare eclissi, una foglia d’oro, comete,
angeli, lampadari, con la coda dell’occhio,
unisciti a loro se ti va, impara l’astrofisica, o
il canto popolare, il sacrificio umano, la mortalità,
il volo, la pesca, il sesso senza toccarsi troppo.
Preoccupati però di non mirare altrove se non al cielo.


 

Jo Shapcott (1953) nasce e vive a Londra, dove insegna scrittura creativa presso il Royal Holloway College, University of London. Her Book: Poems 1988-1998 (2000) è un’antologia che include parte delle sue prime tre raccolte: Electroplating the Baby (1988), vincitrice del Commonwealth Poetry Prize for Best First Collection, Phrase Book (1992) e My Life Asleep (1998), entrambe vincitrici del Forward Poetry Prize (sezione migliore raccolta di poesia).  Jo Shapcott ha inoltre vinto per ben due volte il National Poetry Competition. Insieme a Matthew Sweeney ha curato l’antologia di poesia contemporanea in lingua inglese Emergency Kit: Poems for Strange Times (1996). Nel 2002 pubblica la versione in inglese delle poesie francesi di Rainer Maria Rilke, nella raccolta Tender Taxes e, nello stesso anno, cura insieme a Linda Anderson una raccolta di saggi incentrati sulla poesia di Elizabeth Bishop, dal titolo Elizabeth Bishop: Poet of the Periphery. La sua ultima raccolta poetica, Of Mutability, pubblicata da Faber and Faber nel 2010, riceve il prestigioso Costa Book Award. A conferma del contributo prestato alla scena poetica contemporanea inglese, nel 2011 Jo Shapcott è insignita della Queen’s Gold Medal for Poetry, massima onorificenza e riconoscimento ultimo alla carriera di una delle voci poetiche femminili più rappresentative e amate del Regno Unito.

 

Fotpgrafia tratta da National Portrait Gallery

Floriana Marinzuli vive e lavora a Roma. Dottore di ricerca in letterature di lingua inglese, si occupa di teoria e pratica della traduzione letteraria. Ha tradotto poesia contemporanea britannica e americana per le riviste Poesia, Testo a Fronte, Acoma, Intralinea.
Con Bernardino Nera ha curato  la traduzione di Rapture (‘Estasi’, Del Vecchio Editore, 2008) e l’antologia di poesie d’amore Lo Splendore del Tempio (Crocetti Editore, 2012) della Poet Laureate britannica Carol Ann Duffy, vincitrice  del Premio Nazionale di Poesia e Traduzione Poetica “Achille Marazza”. Sempre nel 2013 è risultata finalista alla 10° edizione del Premio Letterario Nazionale “Città di Forlì” (sez. ‘Jacopo Allegretti’ – traduzione poetica) per la traduzione dall’inglese di  alcuni testi di Jo Shapcott, tra cui le due poesie qui offerte ai lettori di Atelier (mai pubblicate precedentemente).

 

Per Atelier ha tradotto (con Bernardino Nera) poesie della Poet Laureate Carol Ann Duffy che possono essere lette qui (da The Bees e Standing Female Nude) e qui (da The Other Country)