In ricordo di Adam Zagajewski

Adam Zagajewski, nato a Leopoli nel 1945 è stato esponente della corrente poetica Nowa fala (“Nuova onda”). È autore di opere poetiche (Komunikat “Comunicato”, 1972Jecha? do Lwowa “Andare a Leopoli”, 1985P?ótno “La tela”, 1990Ziemia ognista “La terra infuocata”, 1994Pragnienie “Desiderio”, 1999; Powrót “Il ritorno”, 2003), narrative (Cienka kreska “Tratto fine”, 1983) e saggistiche (?wiat nie przedstawiony “Il mondo non rappresentato”, 1974, in collab. con J. Kornhauser; Solidarno?? i samotno?? “Solidarietà e solitudine”, 1986Dwa miasta, 1991, trad. it. Tradimento, 2007, per Adelphi; Obrona ?arliwo?ci “A difesa della passione”, 2002). Nel 2012 è stata pubblicata in Italia a cura di K. Jaworski l’ampia raccolta di versi Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2005 per Adelphi. Tra le sue pubblicazioni più recenti si segnala l’antologia Spróbuj opiewa? okaleczony ?wiat (2014; trad. it. Prova a cantare il mondo storpiato, 2019). Del 2020 è l’edizione per Mondadori di Guarire dal silenzio.

 

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A maggio

Camminando nel bosco, in un’alba di maggio,
chiedevo, dove siete, anime
dei morti. Dove siete, giovani
scomparsi, dove siete, ormai del tutto
mutati.
Un grande silenzio regnava nel bosco
e udivo le foglie verdi sognare,
udivo i sogni della corteccia da cui nascono
barche, navi e vele.
Poi a poco a poco gli uccelli si fecero
sentire, cardellini, tordi e merli nascosti
nei balconi dei rami; ognuno parlava a suo modo,
con voce diversa, senza chiedere nulla, senza
amarezza o rimpianto.
E capivo che voi siete nel canto,
inafferrabili come la musica, indifferenti come
le note, lontani da noi quanto noi
da noi stessi.

 

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La bandiera

La mattina mi sveglio e cerco di appurare
con l’aiuto di un binocolo da teatro
quale bandiera sventoli sulla mia città
nera, bianca o grigia come il terrore,
se la mia città è già stata conquistata
o ancora si difende, se implora
la clemenza dei vincitori oppure
porta il lutto per alcuni secondi
di oblio, o forse io stesso sono
la bandiera solo che non so
vederla, così come non vediamo
il nostro cuore.

 

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Kierkegaard su Hegel

Kierkegaard diceva di Hegel: ricorda qualcuno
che erige un enorme castello, ma vive
in una semplice capanna, lì nei pressi.
Così l’intelligenza abita in una modesta
stanza del cranio, e quegli stati meravigliosi
che ci furono promessi sono ricoperti
di ragnatele, per ora dobbiamo accontentarci
di un’angusta cella, del canto del carcerato,
del buonumore del doganiere, del pugno del poliziotto.
Abitiamo nella nostalgia: nei sogni si aprono
serrature e chiavistelli. Chi non ha trovato rifugio
in ciò che è vasto, cerca il piccolo. Dio è il seme
di papavero più piccolo al mondo.
Scoppia di grandezza.

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