In memoria di Carlo Bordini

Carlo Bordini è nato a Roma il 2 settembre del 1938. È stato ricercatore presso il Dipartimento di Studi storici dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato “Strana categoria” (1975), “Poesie leggere” (Barbablu, 1981), “Strategia” (Savelli, 1981) “Pericolo” (Aelia Laelia, 1984), “Mangiare” (Empirìa, 1995), “Polvere” (Empirìa, 1999), “Pezzi di ricambio” (Empiria, 2003), “Pericolo” (Manni, 2004); in prosa “Manuale di autodistruzione” (Fazi, 1998), “Gustavo, una malattia mentale” (Avagliano, 2006); ha curato con Antonio Veneziani, “Dal fondo, la poesia dei marginali” (1978 rist. Avagliano, 2007). Ha composto, insieme alla pittrice Rosa Foschi Patella, il libro in copia unica “Polvere”, e, insieme al musicista Patrizio Esposito, “Voyage 5, e Ma($)sacro, opera pop”. È presente in antologie, riviste e libri collettivi.   Nel 2010 esce, presso Luca Sossella Editore, “I costruttori di vulcani”, che raccoglie tutta la sua opera in versi. Del 2018 è, per Sossella, “Difesa Berlinese”.

 

*

Poesia proibita

So di vivere in una bolla
e so che si spaccherà
e l’orrore del mondo la spaccherà prima o poi e vi entrerà dentro
e so che l’orrore del mondo vi entrerà dentro e la spaccherà

ma non sapevo
che l’orrore del mondo
si insinua nella mia mente
e la spacca
prima che l’orrore del mondo
entri nella mia mente

 

*

 

ho visitato un amico che stava morendo.
mi perdonò di essere vivo. mi sono accorto
che me n’ero sempre vergognato. lui invece mi spiegò
che non era una colpa. non l’avevo fatto apposta, io.
mi spiegò che essere vivo non era una colpa. non facevo male
a nessuno. ma ci volle lui per spiegarmelo. a lui ho creduto.
mi spiegò che se facevo male non era con intenzione. mi perdonò.
mi consolò. sei simpatico, mi disse, anche se non stai morendo. nella
vita avrai tante cose belle, piacerai alle donne. mi fece far pace
con la vita, come si fa con una fidanzata riottosa.

 

*

 

Polvere

 

Sarò sempre un po’ meno di quello che sono,
e anzi, molto meno. Polvere. Ho perso molto.
Ciò che si perde è irrecuperabile, e se lo si recupera esso
è ormai disperso, non rientra più nell’ordine prestabilito
delle cose. Sono contento
se di me non rimane che un lieve
involucro. Ho perso
molto. In questa levità,
ciò che più importa è l’assenza di acuti,
che tutto sia tondo e raccolto. Basta
questo. Tutto ciò che è devastato può divenire rotondo,
ancora rotondo. Come un vaso. È ancora possibile.
La polvere può essere recuperata. La polvere era una volta
detriti. Ora la polvere non è detriti,
è lenta friabile. La polvere
è un po’ meno, ma può essere
tenuta insieme. Le ferite
possono diventare polvere, raccolta
e conchiusa. Sono contento
di non capire le cose. La loro
ragione. Vi sono cose che ignoro, e sono
contento. Appaiono come misteri,
tranquille. Ad esempio,
la ragazza che incontro sempre, mi ama
o no? Non lo so. Sono contento
di non saperlo. Sono contento di non sapere
se l’amo, o meglio, so che non l’amo, che potrei
amarla; sono contento
di non sapere se avrei potuto amarla. Questo mistero
mi rassicura più del suo amore.
È bello non sapere. Non sapere, ad esempio,
quanto vivrò,
o quanto vivrà la terra.
Questa sospensione
sostituisce l’eternità.

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