Giulio Mozzi – da “Il mondo vivente” (Anteprima editoriale – Pordenonelegge, Lietocolle – Gialla oro 2020)

Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova. Lavora come consulente editoriale e insegnante di scrittura. Tra le opere poetiche, ha pubblicato: “Il culto dei morti nell’Italia contemporanea” (Einaudi 2000) e “Dall’archivio” (Aragno 2014). Nel 2019 ha pubblicato presso Sonzogno un “Oracolo manuale per scrittrici e scrittori” al quale è seguito nel 2020, scritto con Laura Pugno, un “Oracolo manuale per poete e poeti”.

Giulio Mozzi – da “Il mondo vivente” (Anteprima editoriale – Pordenonelegge, Lietocolle – Gialla oro 2020)

Mio fratello imparò a leggere da solo.
Mio padre leggeva il «Corriere della sera» in poltrona,
Aldo si avvicinò e lesse il titolo, lentamente:
«Riuscirà / Aldo Moro / a formare / un nuovo / governo?».
Non andava ancora a scuola, quindi
era il 1963, novembre o dicembre.

(«Nel dicembre 1963
Moro divenne presidente del Consiglio»: Wikipedia).

*

Mio zio Domenico e mia zia Luisa
erano in visita.
Chiacchieravano di cose loro, i grandi.
La finestra spalancata, l’aria calda, il buio.
I pini marittimi e i due cedri del Libano nel prato dietro casa
(«il prato qui dietro», si chiamava)
appena visibili.
Appoggiato al balcone scrissi
una lunga poesia, la storia di un bambino
che voleva i pinoli, ma non glieli davano.
Destò ammirazione.
Lungo tutti i miei sessant’anni di vita
non ho mai saputo quale fosse il mio desiderio,
quello che poteva solo essermi negato.
(Era un desiderio spaventoso?
Ho sempre pensato che fosse un desiderio spaventoso).

*

Dentro di me c’è un oggetto duro e compatto, pietra amorfa
dalla superficie liscia:
un uovo di opale nero, mangiatore di luce.
Da qui vengono le mie parole
perché io le scriva e le conosca.

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