FLASHES E DEDICHE – 1.9- A RITMO DI JAZZ CON NICOLA VACCA

“Arrivano parole dal jazz” (Oltre edizioni 2020) è un bel libro che il poeta e critico Nicola Vacca ha dedicato alla musica ed ai suoi interpreti. In realtà, oltre che fare un viaggio tra le note, il jazz di Vacca è un escamotage per riflessioni, talvolta amare, sulle condizioni dell’animo umano. Il jazz, lo sappiamo, racchiude in sé un aspetto rivoluzionario,  è un’ontologia della sofferenza, sia personale che di un popolo, e tocca note e toni al di fuori di qualsiasi pentagramma codificato. Vacca si immerge tra i ritmi sincopati e suoni in libertà, rendendo giustizia e memoria ai maggiori interpreti del genere; quattro sezioni ben disposte e intelligentemente preparate. Si legge e la musica sale dal  sottofondo, le parole sono arrivate e sono parole che fanno pensare, azione particolarmente difficile in questi tempi senza variazioni e asettici. Molto belle anche le illustrazioni a cura di Alfonso Avagliano.

 

 

Con la sua voce carnale (quasi cattiva)

prestata alla lotta un giorno si chiede:

“Cosa significa essere liberi?”

senza mai rinunciare alla rivolta

con un legame più forte del sangue

si avvicina al pianoforte

canta e suona il jazz

anche se sarebbe stata felice

suonando il suo adorato Bach.

Nina cantante militante, profonda e rabbiosa

è un fuoco che accende fiamme.

in questa grande notte.

 

 

La musica non lascerà scampo

alla bambina che a 7 anni

si innamorò del trombone.

Il suo grande fiato diventò poesia

e il jazz una magia dagli incantesimi infiniti.

Melba tra composizioni e arrangiamenti

ha scritto la storia di una donna girovaga

con il cuore e la testa nel respiro di una nota

la cosa più bella che avesse mai visto.

 

 

 

Quando saremo capaci di amare

porteremo con noi i fogli d’ipnos di Keith

vertigini da un piano

che sospende le cose nello stupore.

Tutto ha un’intimità che accende i sensi.

Anche se continua a piovere

e sul tavolo la vita si mostra confusa

il jazz accende una luce

nel rovescio di uno specchio.

Keith è un libro di sogni

dove la fantasia non ha i minuti contati.

 

 

Il contrabbasso di Charles

restringe i tempi

tra lirismo e rabbia

il suo jazz è poesia dal cuore nero.

“Peggio di un bastardo”

il genio dell’Arizona

ha scatenato nella musica una tempesta

che somiglia tanto a una rivoluzione.

 

Il jazz nei giorni di pioggia

lo sento addosso

e mi scava dentro come l’amarezza

di un pensiero che vuole la sua ansia.

Le gocce battono sui vetri

guardo fuori mentre dentro

insiste come un’ossessione

il ritmo di quella musica

che attraverso le improvvisazioni

non smette di battere il tempo:

tutto scorre e niente si afferra.

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