FLASHES E DEDICHE – 1.2 – PERDITE E PERDONI DI R.R.CORSI

Ultimo aggiornamento:

Cinque anni fa usciva un libro, “Cinquantaseicozze”, che ho sinceramente adorato per svariate motivazioni e di cui scrissi illo tempore. Dopo un silenzio, anzi una pausa sul pentagramma lunga 5 anni, Roberto R.Corsi torna con un nuovo lavoro in uscita  per Pietre Vive editore.
La perdita e il perdono” lo dico subito, è un gran bel libro, strutturato e legato al precedente. Ci sono la Versilia e Firenze, la famiglia, un Io corsiano forte ma che riesce a diventare, miracolo della poesia,  quello del lettore. Corsi si compiace di essere un “poeta minimo”, con una umiltà che è dote rara nell’ambiente poetico, dove l’ego raggiunge vette altissime. Da un lato ultimamente assistiamo ad una scrittura asettica di molti autori, in un tentativo di far scomparire, come fosse una vergogna, accenni di lirica ( una  ???,  la città proibita) rendendo molti poeti anche giovani, produttori di versi fotocopia, epigoni di se stessi e simili. Dall’altro lato assistiamo ad una produzione di poesia sfacciatamente buonista e paracula, falsamente consolatoria,  nel segno di una versificazione banale e non incidente nel profondo ma che fa cassa per le case editrici. Corsi invece si offre con un suo dettato subito riconoscibile, con scarti e scatti di tono, pieno di ironia dolceamara, Bruckner in sottofondo e un’inquietudine a basso continuo che fa da sponda a quel “mare” di vivere che ha incontrato.  Viviamo di perdite e di perdoni che sono poi il contraltare degli incontri e degli sbagli o di un malessere collettivo che, con grande maestria, può essere trasformato in un libro di elevato livello. Ultimo ma non ultimo, l’autore è anche persona con un profondo e diversificato spessore culturale, che non fa mai male quando viene regalato e offerto in maniera sincera e positiva e, soprattutto, con umanità e intelligenza.
Il finale del libro, che posto qui subito sotto, è la chiave di lettura: la perdita e il perdono di chi ama realmente la poesia.

 

 

 

 

Così come si libera un mandala

Un libro.

Dal libro una poesia.

Da essa uno, due versi,

poi più nulla.

 11 settembre 2017

 

Jeux de vagues

(2019)

 

Accetta un consiglio: vai in spiaggia

fuori stagione, un pomeriggio di mare mosso.

Avrai in mente, mentre giungi, il classico distendersi

dell’onda, come lingua; il suo morire,

quel placato lasciarsi assorbire

dalla battigia.

 

E questo il diagramma della vita, per i più.

Ma, se farai attenzione, ti sorprenderai

a fissare altre onde, affluenti,

deboli per scavare un canale di risacca

e trovar pace; ugualmente chiamate

all’indietro, a scontrarsi e sfilare di lato

alla normalità delle novelle che accorrono.

 

Un gioco, solo un grumo di attimi,

zampilli e schianti.

L’esistenza: l’offesa.

Al mondo, distratto come te poco fa, resterà

il passo trionfante delle frangenti; nulla

del vano bramare agnizione, eufonia

con ciò che, onnipotente in giovinezza,

gia mi scavalca.

 

 

CONSUNTIVO: LIRISMO E POESIA

 

La notte e cosi triste

che qualcuno

si e messo a ridere.

Kenshin Sumitaku

 

Dice un amico che quello che ho scritto

<<E’ perfino umoristico>>.

come se la poesia dovesse a forza

essere un funerale, oppure l’aria

d’un tenore ingrifato.

?Tu scherzi sempre??, chiedono.

Il recensore giovane mi respinge via mail:

?La poesia è cosa seria!? – me lo immagino

mentre lo proferisce,

indice e medio uniti verso l’alto.

L’ho capito a mie spese:

la lirica richiede atteggiamento.

Ricordi quando stavi per venire

(?Amore, amr, vengo, vng, vnnggghhhhh?)

e io son scoppiato a ridere, smontandoti?

Per essere creduto, perché vada tutto liscio,

devi inscenare o credere sacralità nell’atto

(coito canto scrittura),

smarcarti per un poco

dall’assurdo, grottesco quotidiano.

Emanare una certa autorità.

A me proprio non riesce.

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