“Dovrò dare una paghetta alla mia musa perché non smetta mai di amusarmi” – “Vita meravigliosa” di Patrizia Cavalli

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Di Michele de Virgilio

Tornando a leggere la poesia di Patrizia Cavalli alla fine di questo mirabolante 2020, accadrà di trovarvi sorprendenti analogie con motivi, situazioni e stati d’animo del nostro tempo. Come non riconoscersi, infatti, in quella ineffabile nostalgia settembrina ritratta nei versi “A me è maggio che mi rovina\ e anche settembre, queste due sentinelle\ dell’estate: promessa e nostalgia”?, ne l’ansia clandestina di ogni pomeriggio che apre uno dei testi più brillanti presenti a inizio raccolta?

Ci è stranamente vicina la poesia di Patrizia Cavalli, con la sua capacità unica e ormai incontestabile di nominare -fino al derma e oltre- i misteri profani di cui tutti facciamo esperienza: le brusche interruzioni che subiscono certe nostre abitudini, la fiducia che in mancanza d’altro riponiamo nell’aria, la sensazione che quando tutto sembra volgere a un termine noi… bé, noi quasi sempre non abbiamo nemmeno cominciato.

Palpita in queste poesie la musica variegata della vita abituale; una vita senza impeti eroici; il pacchetto di sigarette percepito come strumento di pensiero. Ed è un piacere indicibile calarsi nell’arguzia dei suoi epigrammi, nella precisione di certi endecasillabi, nella fantasia dei suoi poemetti dagli andirivieni indimenticabili (si segnala quello col titolo “Ma almeno lei lo sa dove è diretta?”).

Senza parlare della sua rinnovata fiducia in quei giochi di parole presenti sin dalle raccolte intitolate “Le mie poesie non cambieranno il mondo”, 1974, e “Il cielo”, 1981.

Quella che ci viene offerta qui è insomma una fondamentale chiave di accesso a tutta la poesia dell’autrice. E soprattutto un appassionante ritratto involontario.

 

Vita meravigliosa
sempre mi meravigli
che pure senza figli
mi resti sempre sposa.

*

Che mi si prenda in uso, non mi offendo,
mi sembra anzi un privilegio
essere usata essendoci di meglio.

*

E me ne devo andare via così?
Non che mi aspetti il disegno compiuto
ciò che si vede alla fine del ricamo
quando si rompe il filo
dopo averlo su se stesso ricucito
perché non possa più sfilarsi se tirato.
Ma quel che ho visto si è tutto cancellato.
E quasi non avevo cominciato.

*

Ma prima di morire
forse potrò capire
la mia incerta e oscura condizione.

 

Forse per non morire
continuo a non capire
sicura in questa chiara confusione.


PATRIZIA CAVALLI
Vita meravigliosa
EINAUDI
Pagine 119, € 11

 

 

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