Doris Emilia Bragagnini, inediti

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Doris Emilia Bragagnini è nata in provincia di Udine dove risiede, suoi testi sono presenti in riviste letterarie, antologie, poemetti collettivi, lit-blog tra cui “Neobar” e “Giardino dei poeti” dove collabora come redattrice. Il suo libro d’esordio è “Oltreverso” (Zona 2012), seguito da “Claustrofonia” (Ladolfi 2018) segnalato al Premio Lorenzo Montano e al Premio Bologna in Lettere, selezionato tra i venti editi finalisti al Premio Pagliarani 2019, segnalato al Premio di Poesia Umbertide XXV Aprile 2020.
Il suo blog https://inapparentecremisi.wordpress.com/

Doris Emilia Braganini
(inediti)

I

smessa la circospezione
il guado tentato d’arraffo leggero
la tela miniata dal ragno sorpreso
l’attraversamento infantile senza dare la mano
pare un richiamo l’insonnia notturna di pareri e dèi
sconfinati, tra anse e oggetti inanimati
nella luce che si accascia di soppiatto
come olio che risalga in superficie delle cose che non sono
estese le sembianze capaci di chinarsi
sono ciò che non si tocca e non è stabile
il nulla di ritorno senza più pretese da guarnire

II

sul rumore di fondo sporco
di disturbo, quando non intendo dall’aspettare
una riflessia della rincorsa
l’automatismo della sbandata sulla negazione d’espressione
– la lingua inceppata che non c’è più niente da dire –

poi una mattina ti accorgi
delle orecchie che sbucano dai capelli
come quelle parole che non arrivano mai
si fioccano quando ti lavi i denti e non sai perché

come camminare sull’orlo di una battigia
che dissemina i passi delle sparizioni e le restituisce
purificate di una schiuma bianca imprecisa
gonfiata di niente

III

il piccolo saluto che mi faccio
nella buonanotte che mi dico
tiene stretta l’esile paura della ribalta
di una morte scesa di picchiata
inesorabile così definitiva come
certi vuoti di memoria o di pensiero
quando tutto si fa sguardo e guizzano bagliori
nel raggio di fuoco di un cerchio confinante
“non passare oltre oppure
essere nell’oltre di passaggio”
l’indifferenziata appartenenza al caso
_la dilatata pupilla la pupilla dilatata_
che dal sé recede, leggermente

determinismo verticale

del falco che t’incide il passo, lo svettare sulle circostanze
fermo sulle – punte – con la grazia di una ballerina di Doisneau
non ho più sentito il grido lo strappo di becco il varco
che mi sapevi togliere dal labbro
come un fiore reclinato sull’eterno, versato
goccia a goccia disanimata glossia all’orecchio del mondo
il tuo dentro insaputo, il baleno di un cielo inciampato.

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