Davide Cortese, inediti

Davide Cortese
(inediti)

Appena sveglio scrivo
sulle righe di luce
delle persiane chiuse.

*

Sarà l’apriti sesamo e poi il varco
questo bacio gettato oltre la notte
e saranno la tua luce segreta
le mie dita sul tuo dorso deserto.
Dì soltanto una parola
ed io sarò dannato.

*

I santi venerati nella mia chiesa
vanno sullo skate, scontano un reato
baciano al sole un amore proibito
hanno sul petto quel nome tatuato.

*

Sono un inquieto.
Non c’è di me
null’ altro da sapere.
Mi trema dentro
un ruggito d’oro.
Splende in me
l’adolescenza del buio.

*

Mi soqquadra
il tuo sguardo.
Dice un blu
che cielo dopo cielo
è stato azzurro
e bianco nuvola
per tornare blu
fino a me.
E i miei occhi nero rondine
ti volano dentro.

*

Qui.
A sommare sguardi e parole,
gesti e pensieri
e a scarabocchiarne il mutevole risultato
senza venire mai a capo di nulla.
Non ottengono cifre le mie somme
se non numeri del mio circo misterioso.

*

Mi abbracci
e le tue dita si muovono su me
come a suonare il fantasma di un pianoforte.
Balliamo incauti passi di gioia
sulla passacaglia del nostro silenzio.

*

Quando sono qui
sono lontano.
Piccola davvero
eppure invalicabile
la distanza tra me e me.
Rimango
sempre a un passo
ad affamare il cielo del mio volo.

*
Crollano l’una accanto all’altra
tutte le estati segate dalle cicale.

*
Per le strade del tempo vivere
le conseguenze di parole dette in sogno.
Ferirsi con le spine
di una rosa dei venti.

*

Ecco il corpo
con cui compio il mio destino.
La mia innocenza
ha toccato la tua innocenza.
E non siamo mai più
stati innocenti.
In noi vita e morte
nel gioco nudo
di fare l’amore.

*
La posa dell’Arlecchino pensoso.
Tra le ossa delle dita
l’osso del volto
stretto come un dado.
Sulle sei facce lo stesso pensiero:
è bianco il colore
che ci apparterrà più a lungo.

*
Ciancico parole mortali
dico che nessun fiore è innocente.
Ai miei passi
annodo i raggi del sole
e trascinandolo cammino
fino alla fine del mio mondo.

*
“Sono troppi questi giovani alberi
che tutto il giorno si ubriacano di vento”
sbuffarono sprezzanti
le ciminiere di cemento.

*

A Gabriele Galloni

Questo sorriso è un addio
questi occhi un addio
io sono un addio.
Non per molto la mia eternità.
Non per sempre la tua eternità.
E allora, ti prego sorridimi
ora, mentre non so dirlo
io non so dirlo, se è un addio.
Tuttavia mi vedi qui, adesso
e io non ci sono, qui.
Troppo tardi, troppo presto.
Ah, poter dire “a domani!”

Davide Cortese è nato nell’ isola di Lipari nel 1974 e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina con una tesi sulle “Figure meravigliose nelle credenze popolari eoliane”. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES” (Edas, Messina), alla quale sono seguite le sillogi: “Babylon Guest House” (Libroitaliano, Ragusa, 2004), “Storie del bimbo ciliegia” (un’autoproduzione del 2008), “ANUDA” (Aletti Editore, Roma, 2011) e “OSSARIO” (Arduino Sacco Editore, Roma, 2012). I suoi versi sono inclusi nelle antologie “200 giovani poeti europei in nove lingue” (Edizioni CIAS, CLUB UNESCO), “Poliantea” (Edizioni Mazzotta), “A cuore aperto” (Accadueo) e in varie riviste cartacee e on line, e nel 2004 sono stati protagonisti del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Davide Cortese è anche autore di una raccolta di racconti: “Ikebana degli attimi” ( L’Autore Libri, Firenze, 2005) e di un cortometraggio: “Mahara”( 2004), che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO.

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