Dario Bertini – Inediti

Dario Bertini, nato a Legnano (MI) nel 1988, abita a Pavia. Ha curato per le edizioni Marcos y Marcos Con la mia sete intatta. Tutte le poesie di Ferruccio Benzoni (2020). Con Sigismundus Editrice, nel 2012, ha pubblicato la raccolta Frequenze clandestineNel 2014 è uscito Prove di nuoto nella birra scura (Edizioni del Foglio Clandestino). Organizza numerosi reading ed eventi culturali, tra cui la rassegna mensile Poesie al tavolino.

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Interno 3

La finestra rimane sempre aperta: l’istinto naturale
sarebbe di saltare o mettersi a pulirla:
se c’è la neve è meglio
dare un nome alla paura, lasciare che qualcuno
provi ancora ad amarci: lei lo sapeva bene,
per questo ha messo Bach sotto la doccia –
l’acqua bollente riempie il bagno di vapore,
appanna i vetri: verso le quattro del pomeriggio
un merlo taglia l’aria, si posa sul terrazzo,
(il becco giallo, gli occhi come spilli): lei
qui si toglie la maglietta, la schiena
è bianca come un cielo polare; scrive col dito
sullo specchio una parola che scomparirà

*

I parenti non erano mai stati d’accordo: alla fine
della strada bisognava svoltare, andare oltre
il cimitero coperto di foglie: le croci erano tutte
davvero molto simili, bianche, ricoperte di muffa;
si potrebbe pensare a una messa in scena, un film
in bielorusso in cui il regista è un trattorista ubriaco
che gira nei week-end per sfuggire alla moglie,
ma niente. Ci sono abituato ai colpi di testa,
alle correnti d’aria che mi rendono muto,
che mi fanno sbandare, vacillare come i denti
da latte: prima o poi bisogna perderli, bisogna perdere
questa smania di non crederci più
                                                         e andare avanti:
malgrado tutto non sarebbe così male, una sera,
invertire il senso di marcia, accelerare, fare alzare
questa nube di corvi che si ferma a guardare. Solo un momento,
uno, dopo cadere secco, a terra, come un tergicristallo.

*

L’autopsia dell’angelo

quando è arrivata nella stanza sembrava tutto nella norma:
dalla statura non si intuiva niente, la schiena scivolava diritta,
parallela al lettino metallico; la pelle luminosa
avrebbe potuto essere un segnale: nessuna cicatrice
neanche un neo o una piccola macchia; nel referto
si diceva avesse oltrepassato i settanta, ma appariva
più giovane in modo sorprendente:
l’anatomopatologo si preparava come di routine,
era un giorno comune di lavoro, un caso non diverso
dagli altri: soltanto gli occhi un po’ più chiari
come certe mattine quando promette neve:
alla prima incisione rimase folgorato da ciò che vide:
non c’era sangue, ma luce e amore e una voglia
di piangere e ridere nello stesso momento.
Fu allora che capì che tutto sarebbe andato per il meglio,
mentre lei sorrideva, sopra il lenzuolo, splendida,
molto più giovane della morte.

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