da Atelier 82 – Tre traduzioni per Fabio Pusterla, a cura di Massimo Migliorati

PUSTERLA

 

Atelier 82 – “La stagione del dilettantismo arrogante”
Estratto da Tre traduzioni per Fabio Pusterla, a cura di Massimo Migliorati
Traduzione e commento di Brune Seban


La redazione della rivista Atelier ringrazia l’editore Marcos y Marcos per il permesso alla riproduzione.

 

 

da FOLLA SOMMERSA

 

La memoria non si oppone affatto all’oblio. I due termini che formano contrasto
sono la cancellazione (l’oblio) e la conservazione; la memoria è,
sempre e necessariamente, un’interazione dei due.

(Tzvetan Todorov, Memoria del male, tentazione del bene. Inchiesta su un secolo tragico)

 

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PUSTERLA FOLLA SOMMERSA
Paul Hooghe, l’ultimo lanciere caduto su nessuna spiaggia, il superstite
delle trincee dimenticate e scomparse, su cui sorgono oggi
grandi complessi commerciali o lussuosi villaggi satellite
immerse nel verde di pitosfori, di platani le cui radici vagano
per antichi camminamenti sotterranei, il granatiere fantasma
ultracentenario spentosi a Bruxelles pochi mesi or sono,
come una piccola candela su cui passa il vento, che era stato
coscritto sedicenne di un secolo sedicenne (1916) eppure già
molto cattivo, molto crudele, ma si era ancora
al principio di tutta la storia,
alle vaghe promesse di stragi, alle belle bandiere: sapeva
di essere una curiosità, aspirava a un Guinness dei primati, a una targa?
E aveva memoria
lui, almeno lui, dei corpi nella notte e nel fango
straziati, mutilati, dei traccianti, sobbalzava, incompreso,
ripensando una mina saltare, una nube nervina?
Quei morti gridavano ancora grazie a lui,
dalla Marna o sul Carso?
O il nastro era già scorso, la pellicola
riavvolta e ormai illeggibile, tradotta
nel passato remoto dell’euro, o in un alzheimer? Ottant’anni,
secondo gli storici perdura la memoria
viva che il mondo ha di sé: poi è deportata
in un posto dove adesso c’è Paul Hooghe, coi suoi compagni,
i ricordi che forse aveva mio padre e quelli della sua età,
tra un po’ ci sarà anche mio padre e tutti i suoi amici e nemici,
una grande folla sommersa che ci guarda in silenzio e ci attende.

N.d.A.:
Folla sommersa: nel settembre 2001 moriva a Bruxelles, all’età di 102 anni, Paul Hooghe, l’ultimo soldato superstite, secondo la stampa di quei giorni, della Grande Guerra. Nel 1916 era stato arruolato nel V Reggimento lancieri; ma poco prima dell’armistizio trasferito ai granatieri. Sono invece debitore allo storico Gigi Corazzol, che ne fa menzione nel suo La palla di Farra di Mel, Un viaggio in altalena (Terraferma, Vicenza, 2002), della riflessione sulla durata della memoria collettiva nelle civiltà umane e sul cosiddetto floating gap…

FOULE ENSEVELIE

« La mémoire ne s’oppose nullement à l’oubli.
Les deux termes qui contrastent sont l’effacement (l’oubli) et la conservation ;
la mémoire est, toujours et nécessairement, une interaction des deux »

(Tzvetan Todorov, Mémoire du mal, Tentation du bien : Enquête sur le siècle)

 

 A82 2
Paul Hooghe, le dernier lancier, qu’aucune plage n’a vu tomber, le rescapé
des tranchées oubliées et disparues où poussent aujourd’hui
de grands centres commerciaux ou de luxueux villages-dortoirs,
enfouies dans le vert des haies et des platanes dont les racines errent
le long d’anciens cheminements souterrains ; le grenadier fantôme
plus que centenaire qui s’est éteint à Bruxelles il y a quelques mois,
comme une petite bougie soufflée par le vent, lui,
conscrit à seize ans dans un siècle de seize ans (1916) mais déjà
si mauvais, si cruel, et on était seulement
au début de l’histoire,
aux vagues promesses de massacres, aux beaux étendards : se savait-il
exceptionnel, aspirait-il à un Guinness des records, à une plaque ?
Gardait-il, au moins lui, la mémoire
des corps dans la nuit et la boue,
déchirés, mutilés, des balles traçantes, sursautait-il, incompris,
au souvenir d’une mine explosée, d’un nuage toxique ?
Ces morts criaient-ils encore grâce à lui,
depuis la Marne ou le Carso ?
Ou la pellicule était-elle déjà déroulée, le film
rembobiné et à jamais illisible, traduit
en passé antérieur à l’euro, ou en Alzheimer ? Quatre-vingts ans,
selon les historiens, perdure la mémoire vive
que le monde a de soi : puis elle est déportée
là où se trouve maintenant Paul Hooghe, avec ses camarades,
avec les souvenirs qu’avaient peut-être mon père et ceux de son âge,
bientôt mon père y sera aussi comme ses amis et ennemis,
une grande foule ensevelie qui nous regarde en silence et nous attend.

N.D.A.:
Foule ensevelie : Paul Hooge est mort en septembre 2001 à Bruxelles, à l’âge de 102 ans. Selon les journaux de cette année-là, il était dernier soldat rescapé de la Grande Guerre. Il avait été enrôlé en 1916 dans le Ve régiment des lanciers, mais avait été transféré peu avant l’armistice chez les grenadiers. C’est à l’historien Gigi Corazzol, qui en parle dans son La palla di Farra di Mel, Un viaggio in altalena (Terraferma, Vicenza, 2002), que je dois la réflexion sur la durée de la mémoire collective au sein des civilisations humaines et sur ce qu’on appelle le floating gap…

Brune Seban traduce FOLLA SOMMERSA

Non traduco solitamente poesia. Ho quindi scelto la poesia in prosa, che mi sembrava più consona a ciò che sapevo fare, rendendomi ben presto conto che i problemi rimanevano interi. In un romanzo penso di dover essere prima di tutto fedele al ritmo, al respiro della scrittura; un testo così sottile e minuzioso mi ha rincentrato sulle parole: ognuna è allo spesso tempo insieme di significati, sonorità e immagini. Ma anche un pezzo del puzzle complesso di versi, giochi, enjambement e rime. E siccome non esiste la corrispondenza perfetta tra due lingue, tradurre una poesia è stato ritrovarsi ad un incrocio ad ogni passo.

C’è così da sentire, da vedere. Vedere la mina che scoppia nella mente, il soprassalto e l’aria confusa dell’ex soldato, l’incomprensione di chi lo circonda, vedere i platani innocenti e quasi beffardi dell’oggi. Sentire che camminamenti è una parola poco banale, che sembra familiare ma non lo è, e rinvia in fondo alla guerra (e dopo tanti giri e rigiri scegliere semplicemente il suo corrispondente francese cheminements). Ascoltare le risonanze di sommersa e dover scegliere tra enfouie, submergée, cachée – candidati respinti a favore di ensevelie per via dell’importanza del peso della terra. Sentire, vedere, e cercare la parola che in francese provoca la stessa immagine, la stessa sensazione. Pronunciarla. Sperare che entri nel posto del puzzle cui è destinata. Altrimenti, ricominciare.

Il miracolo avviene se alla fine di questo cammino tortuoso, leggendo “Folla sommersa” in francese non ci si sente incastrata in un labirinto di scelte ma invitata a camminare sul sentiero sonoro e visuale che è il mondo di Fabio Pusterla.

 


La versione integrale dell’articolo e le tre traduzioni sono  disponibili nel nr. 82 della rivista Atelier

 

Fotografia di Fabio Pusterla tratta dal sito del Premio Federale di Letteratura