Cercando lo ‘scandalo’ nei sonetti di Edna St.Vincent Millay. Nota e traduzione di Laura Klinkon

Cercando lo “scandalo” nei sonetti di Edna St. Vincent Millay

di Laura Klinkon

Non so quanti traduttori si mettono d’impegno non solo nel tradurre il lavoro di un autore, ma anche per commentarne la vita. Potrebbe essere naturale che il traduttore, già divenuto esperto nell’aspetto linguistico del lavoro originale, voglia scrivere anche qualcosa della vita dell’autore, anche se, generalmente, la biografia non è per lui d’interesse principale. Può così succedere che non s’impegni tanto alla biografia quanto alla traduzione.

Per un traduttore che si occupa anche della promozione del libro da lui tradotto, però, la vita dell’autore può diventare tanto importante quanto il lavoro tradotto. È forse particolarmente il caso di quando il lavoro tradotto è poesia, non solo perché è più facile parlare di una vita che discutere di poesia, ma anche perché dal punto di vista della promozione, le relazioni biografiche hanno la possibilità di attirare un pubblico più ampio.

Quindi, sembra che la biografia sia l’enfasi che ci vuole, e soltanto se occorre si commenta un po’ il lavoro tradotto. Ma anche questo non basta. Bisogna che ci sia qualcosa di forte per far rimanere l’eventuale pubblico a bocca aperta. Si usa dire che, chi più apre la bocca, più è disposto ad aprire il portafoglio. Ma io mi chiedo: restando a bocca aperta, come si può apprezzare il lavoro tradotto?

Mi sono interessata a questo problema, prima di tutto perché avevo appena pubblicato un mio secondo volumino bilingue di sonetti di Edna St. Vincent Millay e, per introdurre sia il primo che il secondo, ho fatto delle ricerche sulla vita dell’autrice. Ero contenta di trovare due biografie americane, una più autorevole e completa, l’altra meno dettagliata ma molto scorrevole con ulteriori informazioni rese note successivamente. Ho trovato anche degli articoli che parlavano dell’arte della Millay. Io, nonostante, sono del parere, che la vita non dovrebbe importare tanto quanto l’arte stessa – al contrario di altri per cui i legami biografici sono essenziali. Secondo me, se l’autore non si concentra abbastanza sull’opera ha fallito il suo scopo. Bisogna almeno cercare di bilanciare l’importanza della biografia rispetto all’opera.

A dire il vero, sto pensando a questo problema anche perché contemporaneamente alla pubblicazione del mio secondo libro, mi sono accorta di due articoli, proprio sulla Millay, in cui i titoli mettono l’enfasi sulla vita. E ambedue richiamano l’attenzione sulla sua “scandalosità,” che l’articolo basa principalmente sulla sua presunta bisessualità. Si può anche riconoscere che dopo millenni – e a più di cent’anni dalla gioventù di Millay – la bisessualità rimanga un po’ scandalosa (nel 1920, poi, poteva esserlo ancora di più). Ma gli articoli che ho letto non spiegano che cosa questa presunta bisessualità abbia a che fare con la poesia di Millay.

I miei volumi di sonetti di Millay hanno tutti e due ad oggetto l’amore, e, tranne forse un sonetto, non alludono alla bisessualità. Non voglio dire che nella sua vita non ci siano stati episodi che si potessero interpretare come lesbici, ma anche secondo i resoconti biografici di questi recenti articoli, le esperienze di questo genere sono perlopiù avvenute quando la poetessa era giovane. L’autore degli articoli, che è anche un traduttore delle poesie di Millay, segnala infatti il periodo universitario della sua vita, come quello in cui queste tendenze si sono manifestate. E non dico che non c’è traccia di questo elemento nelle biografie che ho letto; ci sarebbe stata anzi un’altra occasione più precoce. Ma l’amore fra donne può lasciare molto spazio all’interpretazione. Durante la prima presunta relazione con un’amica, ad esempio, ambedue si sono innamorate di un ragazzo che incontravano regolarmente a un ballo comunale. In questi articoli, ho notato anche alcune informazioni che non mi sono sembrate corrette. Quando Millay è entrata nel collegio a Vassar, per esempio, non era più vergine. L’autore dell’articolo si è scordato della relazione pre-universitaria, con un uomo più anziano di lei, un parente di un suo editore.

Per di più, ho notato che ci sono informazioni sia non condivise, sia alquanto distorte. Millay da dodicenne fino ai diciotto anni è stata lasciata a casa a far da madre a due sorelline mentre la madre stessa lavorava come infermiera privata itinerante. Erano molto povere; il freddo del Maine gelava; la sorella piccola è stata colpita da polio; Millay aveva sempre fin da piccola sofferto di una malattia intestinale, tanto che il giorno del suo matrimonio, lo sposo ha dovuto subito portarla in ospedale. Ma questi sono dettagli che sono forse troppo banali per ottenere un effetto pubblicitario.

Ci si dovrebbe comunque domandare se la sua presunta bisessualità sia entrata nelle sue poesie. Ma noi da lettori constatiamo solo che le sue poesie, e in particolare i sonetti, trattano semplicemente d’amore.

I miei volumi – il primo, La Lira Silente, una raccolta dai primi sonetti pubblicati dalla Millay, quando lei aveva fra i venti e trent’anni, e il secondo volume, Sonetti da Colloquio Fatale, una sequenza scritta fra i suoi 36 e 39 anni – non trattano di bisessualità. In verità, fra i sessantasei sonetti che ho deciso di tradurre, solo uno, secondo me, poteva tenuamente accennare a una presunta amante. Dunque, non vedo un importante elemento bisessuale espresso in generale nelle sue poesie.

Di scandalo, nel senso di oltrepassare le convenzioni, certo ce n’è. Colloquio Fatale, per esempio, è stato scritto da Millay mentre, donna sposata, corteggiava per amore un giovane molto più piccolo di lei, che non si lasciava facilmente persuadere. Certo che uno scandalo amoroso si potrebbe individuare qui, se non fosse che suo marito, credendo all’emancipazione delle donne, non era del tutto contrario. In questa raccolta, i sonetti descrivono sempre un solo amore, pervaso, come tanti altri, da difficoltà.

La sua vita nel periodo dei suoi primi sonetti si potrebbe dire davvero scandalosa, ma non per la bisessualità bensì per i tanti amori da lei vissuti sempre con un atteggiamento di indipendenza contro le convenzioni. Teniamo conto che Millay visse l’inizio della sua carriera nel primo novecento in cui le donne si battevano per l’uguaglianza con gli uomini in vari campi, inclusa la libertà sessuale. Quel che si legge nei sonetti di questo periodo sono gli effetti di varie relazioni amorose – quel che osserva, quel che sente, quel che ne pensa, cosa preferisce, e quel che ne richiede; e si nota, in particolare, una sua risolutezza nel farsi un concetto d’amore femminile moderno. Invece di bisessualità, si trova un anticonformismo contro le convenzioni d’amore tradizionali. Negli articoli riferiti dunque, non è stato dimostrato un vero nesso tra la vita di Millay e il significato delle sue poesie.

Aggiungo qui alcuni sonetti pubblicati nel mio primo volume. Invito il lettore di cercare di capire lo “scandalo” trasmesso da questi sonetti.

Da The Silent Lyre/La Lira Silente: Early Sonnets of Edna St. Vincent Millay/Primi Sonetti di Edna St. Vincent Millay

.

Memore di te la terra acquosa di primavera,

E tutti i fiori che in primavera crescono,

E le strade polverose, i cardi, il lento

Spuntar di luna piena, le gole che cantano

L’estate intera, e ogni ala in partenza,

E tutti i nidi scoperti fra rami nudi,

E tutti i venti che in ogni tempo soffiano,

E tutte le tempeste che le quattro stagioni portano.

Tu non vai più col tuo passo gioioso

Per sentieri che conoscevano solo foschia e mattino;

E neppure segui il vento, né ascolti il battito

Delle ali di un uccello troppo in alto per vedere,—

Ma tu eri qualcosa di più che giovane e dolce

E bello,—e il lungo anno ti ricorda.

.

Lo so che sono soltanto estate per il tuo cuore,

E non tutte le quattro stagioni dell’anno;

E tu devi accogliere da un’altra parte

Arie nobili che non mi appartengono, caro mio.

Nessun grazioso peso di frutta d’oro da vendere

Tengo io, né altra cosa savia e invernale;

E io t’ho amato troppo a lungo e bene

Da portare ancora l’alto e dolce seno di Primavera.

Per cui dico: Amore, come passa l’estate,

Devo io partire, sgusciando via con tamburi silenziosi,

Così tu possa salutar l’uccello e le rose di nuovo

Quando torno io da te, come torna l’estate.

Sennò cercherai, in un tempo non lontano,

Anche la tua estate in un altro clima.

.

Ancora una volta nei miei giorni aridi, come rugiada,

O come vento da un’ oasi, oppure come il suono

Di dolce acqua fredda gorgogliando sotto terra,

Un nunzio infido, il pensiero di te

Viene per distruggermi; ancora una volta rinnovo

Ferma fede nella tua pienezza, di cui ho trovato

Già da tempo ch’era solo una massa qualunque

Di sabbia, su cui nessun verde crebbe mai.

Ma di nuovo, in nessun modo più saggia,

Vado a caccia del tuo fantasma colorito nell’aria,

E piango e giuro e cado e gemo e mi alzo

E traballo pateticamente fino a che,

Misera e sperduta, con occhi brucianti,

Ancora una volta mi aggrappo,—e non c’è nulla.

.

Oh, non pensare ch’io sia fedele a un voto!

Sleale sono io, fuorché all’amore stesso.

Se tu non fossi amabile, ti lascerei adesso:

Appresso i piedi della bellezza volano i miei.

Se tu non fossi ancora il cibo più raro della mia fame,

E l’acqua assoluta per la mia sete più selvaggia,

Ti lascierei—non dubitare che non lo farei!—

E cercherei un altro come avevo prima cercato te.

Ma tu sei mobile come l’aria sbandata,

E tutti i tuoi vezzi più mossi che la marea,

Per cui l’essere incostante non dà fastidio:

Devo soltanto rimanere al tuo lato.

Tanto volubile, leggero e falso, amore mio, sei tu,

Sono più sleale, quando fedele sono di più.

.

La fotografia e i sonetti di Edna St. Vincent Millay sono tradotti e ripubblicati per gentile concessione di Holly Peppe, Esecutrice Letteraria, The Millay Society (millay.org).

Laura (DiLiberto) Klinkon è italo-americana, laureata in lingue e lettere all’Università di Pittsburgh e all’American University di Washington. In seguito alla sua esperienza lavoratrice nei campi di redazione e traduzione, si è pensionata nel 2004, dedicandosi alla poesia. Dal 2013 a 2018 ha pubblicato un volume delle sue poesie e due chapbook. Nel 2018 è uscita una sua prima raccolta bilingue di sonetti di Millay, The Silent Lyre/La Lira Silente, e nel 2020, la seconda, Sonnets from Fatal Interview/Sonetti da Colloquio Fatale.

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Didascalia per la photo:

Edna St. Vincent Millay ventenne, a Camden, Maine dove è cresciuta.

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