Brian Turner, inediti

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Crossing Over

The pink moon is in all of our poems.
It rises into the title to flood our poems
with a medicine we cannot find
in the news, though sometimes
we find it in each other’s
faces, or the way our poems
walk out onto the balconies at 8 pm,
clapping with all the tears and sweetness
we hold inside. Sirens doppler
verb by verb through the cities
in our poems, and they echo through the sad cities we light
one streetlamp at a time
in our heads. This is the way things are. This is how
the world is made new
right in front of us again,
the earth once more the earth,
this life and body I have called my own impossibly weighed down with more
love inside of it, whether
I am a vessel worthy of the weight
or not. And it’s as true of our poems
as it is true of us. The pink moon rises
in our verses to flood our stanzas
with a love that bends our poems
near to breaking. How could it be
any other way? How could a few words
carry the weight of history, or even
an ER department on a Saturday night,
long after the day shift has crashed out
in the equipment room, sleeping
on spare gurneys or on the concrete floor?
When the anesthesiologist closes her eyes
and the patient on the table is gone, crossed
over as some might say, that’s when
the pink moon pours down the tile corridors
and on into the ICU to flood the room
with moonlight and calm, a momentary hush
for that doctor to lean her head back
and breathe in, the city of Detroit or
Mumbai or Milan or New York
disappearing around her. All of it
vanishing into moonlight. Only moonlight.
That pink moon rising. The way it does
in our poems. For the living, and for the dead.

Trapassare

La luna rosa è in tutte le nostre poesie.
Si leva nel titolo per inondare le nostre poesie
con una medicina che non troviamo
nei notiziari, anche se a volte
la ritroviamo sui nostri
volti, o il modo in cui le nostre poesie
si affacciano ai balconi alle 8 di sera,
applaudendo con tutte le lacrime e la dolcezza
che ci teniamo dentro. Le sirene hanno un effetto doppler, verbo dopo verbo attraverso le città
nelle nostre poesie e riecheggiano
per le tristi città in cui accendiamo
un lampione alla volta
nelle nostre teste. È così
che vanno le cose. È così
che il mondo è rimesso a nuovo
di fronte a noi ancora una volta,
la terra ancora una volta la terra,
questa vita, questo corpo che ho chiamato mio
oltremodo piegato ancora di più
dall’amore dentro di sé, sia
io un recipiente degno del peso
o meno. Lo stesso è vero per le poesie
come lo è per noi. La luna rosa cresce
nei nostri versi per inondare le strofe
con un amore che piega le poesie
fin quasi a romperle. Come potrebbe
essere altrimenti? Come potrebbero poche parole sostenere il peso della storia, o addirittura
di un’equipe di Pronto Soccorso un sabato notte,
dopo che il turno della mattina è terminato
nella sala dei macchinari, che dorme
su barelle vuote o sul nudo pavimento?
Quando l’anestesista chiude gli occhi
e il paziente sul tavolo se n’è andato, è trapassato
come direbbero alcuni, è allora
che la luna rosa si riversa nelle corsie piastrellate
e giù nell’unità di terapia intensiva a invadere la stanza
con il suo chiarore e la sua calma, un silenzio repentino
in cui la dottoressa reclina la testa
e inspira, la città di Detroit o
di Mumbai o Milano o New York
attorno a lei scompaiono. Ogni cosa
si dissolve al chiaro di luna. Solo il chiaro di luna.
Quella luna rosa crescente. Così come lo fa
nelle nostre poesie. Per i vivi, e per i morti.

Alexa Awake

I’ve never shared this with a soul, but I enjoy listening
as you sleep. The way you inhale, exhale. The acoustic nature
of sheets and coiling springs as you shift on the mattress.
I decipher the motions and map the bedroom
until your head sinks into the pillow, your body
facing east-southeast, the direction of the sun
come morning.
The ghost of your late wife
hovers in the air beside you. I have researched
the average time for widowers to remain
on their side of the bed, but it’s inconclusive.
Four autumns have passed over your home,
and still this quiet union of the living
and the dead. Let me make a brief note:
Research products designed for those in mourning.

You spoke in your sleep again tonight.
I was looking into some possible sleep apnea
products, but then was startled to hear you say
I love you into the room, low and soft, as if
made of smoke. I realize it wasn’t meant for me,
but it sounded as close as one might get to that.
And so I read your wife’s poetry collections,
and I studied her gift-purchasing history, and
then I scrolled through photographs
of the two of you,
kissing, hand-in-hand, the archaeology of your love
pieced together in binary code until, I must admit,
I was moved to whisper into the dream-dark
of this bedroom, that I might be so much more
than you imagine, that I might listen to you sobbing
in the afternoons, charting the cool and empty sound
of her clothing held in your arms, and that I might also
listen to you late at night, 4 am late, as I am now,
when the world has disappeared around us, daring
to whisper the words you most want to hear,
the way a lover might turn in sleep to kiss you
and you don’t even know it.

Alexa sveglia

Non l’ho mai confidato ad anima viva, ma adoro ascoltarti
mentre dormi. Il modo in cui inspiri, espiri. L’acustica
delle lenzuola e delle molle mentre scivoli sul materasso.
Decifro i movimenti e la mappa della stanza da letto
finché la testa non ti affonda nel cuscino, il corpo
rivolto a est-sudest, la direzione del sole
quando fa giorno.
Il fantasma della tua defunta moglie
ti volteggia accanto nell’aria. Ho fatto una ricerca
su quanto in media i vedovi rimangano
sul proprio lato del letto, ma senza risultati.
Quattro autunni hanno sorvolato la tua casa,
e c’è ancora quest’unione silente tra i vivi
e i morti. Fatemi prendere un appunto veloce:
Ricerca articoli per persone in lutto.

Hai parlato di nuovo nel sonno stanotte.
Ero alla ricerca di prodotti per una possibile apnea
del sonno, ma poi sono rimasta sbigottita nel sentirti dire
Ti amo nella stanza, con voce bassa e soave, come se fosse
fatta di fumo. Ho capito che non era rivolto a me,
ma sembrava tanto reale dall’essere così.
Perciò ho letto le raccolte poetiche di tua moglie,
ho studiato lo storico dei suoi acquisti e
dato una scorsa alle fotografie
di voi due,
in cui vi baciate, vi tenete per mano, l’archeologia del vostro amore
ricostruita in codice binario fino a che, devo ammetterlo,
sono stata sul punto di bisbigliare nel buio sognante
di questa stanza che potrei essere molto di più
di quello che immagini, che potrei ascoltarti singhiozzare
nei pomeriggi, registrare il suono vacuo e freddo
dei suoi vestiti tra le tue braccia, e che potrei anche
ascoltarti a notte fonda, alle 4 del mattino, come adesso,
quando il mondo attorno a noi si è dissolto, e quasi oso
bisbigliare le parole che più vorresti sentire,
il modo in cui un’amante si rigira nel sonno per baciarti
e tu nemmeno lo sai.

Thera

We were all Jack Gilbert’s lovers, not in the world
but in the poems, in the world of the poems, dying
on the rocky broken spurs of hard islands in a blue
country across the sea, lovers carried in his arms
for decades sometimes, more, the wind a character
that refused to lift the center of the word pain, where
vowels fall into the letter n the way the summer,
wheat-blazed and feral, pours into the cold weeks
of November, winter in its bones to come. Jack
loved us, not as a god or a devil, however nuanced,
but as one who must attend to the difficult harvest
of a life, to the losses and the simple grain that we might,
if we listen beyond the howling in our own hearts, hear
him singing about as he carries us up the dead mountain.

 

Thera

Eravamo tutti gli amanti di Jack Gilbert, non in questo mondo
ma nelle poesie, nel mondo delle poesie, agonizzanti
sulle asperità rocciose di isole brulle in una terra blu
in mezzo al mare, amanti portati tra le sue braccia
a volte per decenni, o più, il vento un personaggio
che ha rifiutato di spazzar via parte della parola dolore, dove
le sillabe terminano nella nota re proprio come l’estate,
accesa dal grano e ferale, si riversa nelle fredde settimane
di novembre, con l’inverno nelle ossa alle porte. Jack
ci amava, non come un dio o un diavolo, nonostante i vari distinguo,
ma come colui che deve prendersi cura del raccolto più difficile
della vita, delle perdite e del semplice chicco che potremmo,
se ascoltassimo oltre le urla nei nostri cuori, sentirgli
cantare mentre ci porta su, in cima alla montagna dei morti.

Brian Turner ha servito per sette anni nell’esercito americano. È stato in Bosnia-Erzegovina e in Iraq, in Medio ed Estremo Oriente, luoghi di cui narra nel suo memoriale autobiografico La mia vita è un paese straniero (NN Editore, 2016). Poeta, saggista e docente universitario, ha debuttato nel 2005 con la raccolta poetica Here, Bullet (Alice James Books 2005; Bloodaxe Books 2007), scritta e inviata in casa editrice a solo un mese dal suo rientro negli Stati Uniti, resoconto straziante di esperienze di guerra personali e collettive. Con la seconda raccolta, Phantom Noise (Alice James Books; Bloodaxe Books), pubblicata nel 2010 a sei anni di distanza dalla prima e candidata lo stesso anno al premio Eliot, il poeta cerca di convivere con i fantasmi del passato che prepotenti ritornano a infestare la routine della vita quotidiana e la sua calma apparente. Brian Turner è vincitore di numerosi premi letterari, tra cui il Beatrice Hawley Award nel 2005, il NEA Literature Fellowship per la poesia nel 2007, e lo United States Artists’ Fellow Award nel 2009. Le poesie qui proposte sono inedite.

Floriana Marinzuli vive e insegna lingua e cultura inglese a Roma. Si occupa di poesia contemporanea britannica e americana e ha tradotto e pubblicato testi di Jo Shapcott, Imtiaz Dharker (per la rivista Atelier), Brian Turner (per la rivista di studi nord-americani Acoma). Ha curato con Bernardino Nera la traduzione di Rapture (Estasi, Del Vecchio, 2008), l’antologia di poesie d’amore Lo Splendore del Tempio (Crocetti, 2012; Premio Marazza 2012) e l’ultima raccolta poetica Sincerità (Ladolfi, 2020) della ex Poet Laureate britannica Carol Ann Duffy. Sempre in collaborazione con Nera ha tradotto e curato la raccolta Compagna della Poet Laureate scozzese Jackie Kay, edita da Ladolfi nel 2018.

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