Anteprima editoriale: Umberto Piersanti, Campi d’ostinato amore, La nave di Teseo 2020

Anteprima editoriale: Umberto Piersanti, Campi d’ostinato amore, La nave di Teseo 2020

È in uscita per La nave di Teseo la nuova raccolta di Umberto Piersanti. La coerenza tematica e stilistica di Piersanti costituisce un arco che va dalla prima raccolta del ’67 fino a oggi. Un poeta che ritorna con l’ennesima prova di un percorso che raccoglie la profondità della storia di una volta, la voce del calore ctonio del capo di famiglia intorno al falò che racconta, e il canto che ricama su una trama che mai si perde (ed è la trama di una vita) la leggerezza musicale di un verso che accompagna nella lettura. L’ennesima prova, si è detto, di un percorso che non possiamo farci sfuggire: vuoi per l’unicità di questa poesia, vuoi per il carisma ineludibile di un maestro, vuoi per la testimonianza di un amore prima ancora che per la scrittura per la vita. Cinquant’anni di letteratura costellati dalla prosa tanto elogiata da Luzi ai versi che nel 2008 per Il Sole 24 Ore fecero dire a Franco Loi: “Raramente una musica della lingua si accompagna alle emozioni del vissuto, raramente un ritmo scandisce il suono di una voce sottolineandone le sfumature come in questo libro. Ogni volta sembra di vedere e sentire tra le fibre dell’esperienza.” E io aggiungo: una musica che a distanza di decenni non smette di impressionare.

Riccardo Canaletti

Campi d’ostinato amore*

I cori che vanno eterni
tra la terra e il cielo,
ma tu li ascolti
Jacopo quei cori?
ho visto
il falco in volo
con la serpe
trafitta nella gola
dai curvi artigli,
l’estremo pigolio dell’uccelletto
che la biscia verdastra
afferra e ingoia,
tra i rami non s’aggirano
le ninfe,
un giorno le incontrai
in remoti boschi,
l’assurdo poco oscura
nevi e foglie
non scolora i bei crochi
nei greppi folti,
ma il tuo male
figlio delicato,
quel pianto che non sai
se riso, stridulo
che la gola t’afferra
più d’ogni artiglio,
questa bella famiglia
d’erbe e animali
fa cupa
e senza senso
e dolorosa
siamo scesi un giorno
nei greppi folti,
abbiamo colto more
tra gli spini,
ora tu stai rinchiuso
nelle stanze
e il mio ginocchio che si piega
e cede
a quei campi amati
d’un amore ostinato,
sbarra l’entrata
aspetto i favagelli
del febbraio,
tiepidi contro il gelo
sbucare fuori

febbraio 2017

*Nota: mio figlio Jacopo è stato colpito da una grave forma di autismo


*

Vegelia

vegelia, così chiamavi
madre quel fiore
dal calice allungato
e dal profumo antico,
ai vetri solo
somigliante,
quei vetri d’un giallo-verde accesi
della villetta liberty
a noi accanto,
un nome ed un profumo
i più distanti,
ora trame d’aria soltanto,
un soffio di quegli anni,
il più remoto
e c’erano anche
le ricotte bianche,
palle di neve mi sembra
le chiamassi,
i suoi petali vorticano nell’aria
al più lieve vento
dell’aprile,
tu ci cammini in mezzo
come in un quadro
ricorda i fiori,
ma quel tempo,
no,
non pensarlo gentile,
stride la sirena
dentro l’aria,
la porta del rifugio
è bassa e storta,
la porta del rifugio
è d’oltretomba
gentile è quel soldato
dal largo elmo
che dona cioccolate
alla sorella,
gentile, aggettivo
così fragile
e incerto,
il canto dei polacchi
desolato
che s’alza tra le lucciole
la sera
vegelia, il tuo nome
m’è caro,
così lontano

agosto 2018


*

Altrove*

no, non in una foresta di simboli
questa casa
che non sai dove sia
ma fuori, fuori
da ogni plaga della memoria
anche la più remota,
da ogni storia e vicenda,
ma vera, vera
più d’ogni altro giorno,
d’ogni altra ora
che sia la più chiara
o la più cupa
qui le erbe sono le più verdi
e alte,
ondulate e morbide
dai colli scendono
alle case
il cerbiatto è lì,
poco distante,
dove l’acqua è più limpida,
alla fonte,
e tu lo guardi bere
e sei felice
dietro la casa
c’è una scala lunga
il solaio raggiunge
luminoso,
la paglia lo rischiara
fin’oltre i vetri,
no, non ci sono gli angeli
ed i cori,
ma le sorbe odorose
dentro i canestri
un canto ti raggiunge
nella luce,
tra i legni del solaio
trapela lieve,
non sai chi è la donna
che li intona
e t’entra dentro il sangue
e ti rallegra
e guardi lo scoiattolo
che sale
rapido per il tronco
e giunge al cielo

Giugno 2016

*Nota: La foresta di simboli è un chiaro rimando a Baudelaire così come gli angeli a Rilke

*

Umberto Piersanti è nato a Urbino, dove tuttora vive e insegna. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche (ricordiamo in particolare I luoghi persi, Einaudi 1994, L’albero delle nebbie, Einaudi 2008 e Nel folto dei sentieri, Marcos Y Marcos, 2015), saggi e opere di narrative (tra cui L’estate dell’altro millennio, Mursia 2013 e la recente raccolta di racconti Anime Perse, Marcos Y Marcos 2018). La nuova raccolta è in corso di pubblicazione per La nave di Teseo.

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