Alessandro Anil Biswas – tre poesie

ANIL ALESSANDROAlessandro Anil Biswas, nato nel 1990. Ha vissuto fino a sedici anni in India, a Santiniketan, frequentando la scuola del poeta R. Tagore. Si è laureato in filosofia in Inghilterra, con una tesi sulla letteratura lirico- drammatica, soprattutto tedesca. Ha pubblicato le sue poesie in alcune riviste, inglesi e bengalesi, sotto pseudonimi diversi. Un suo testo teatrale è stato rappresentato a Canterbury, Inghilterra, nella sezione “New dramatists in progress”. Vive in Italia dall’ottobre del 2013, è stato selezionato tra i venti poeti under 29, da Poesiafestival, Modena, 2013 e nell’evento Pioggia di poesie tenuto a Milano dall’organizzazione Casagrande nel 2015. Ha presentato due conferenze: Causal Selection and Explanation in the absense of structure in contemporary drama” – University of Kent (UK) e “Problems of metaphilosophy in the poems of Tagore” – Alliance Francaise de Dacca.

Alessandro Anil Biswas
(inediti)

 

*

 

                                                                               L’edera e l’oblio

Esco dalla tua soglia, dal condominio del tuo corpo,
che tu possa nella memoria… in un torrente di ore chinate
e l’intimo chiaroscuro di questa sera, ripercorrere
dall’ultimo seme, la tragedia prima, dove la tua statua
si frantuma e oltre non vanno i passi, stretti
nel cerchio di una voce… indossata, vestita a festa
per tutto ciò che hai perso e ne mai avuto, si innalza,
lentamente va a passo d’uomo, più in là degli anni, l’edera
si estende, alza le radici sopra il volto di una storia, da te iniziata,
a te segreta, su un’assenza precedente, in un ritmo
tuo, personale… dimmi, dove si sta aprendo
il fiore che dal tuo sangue nacque, senza che tu sappia
di come va compiendosi, del lento ritorno
possibile ancora, hai un corpo da restituire, all’alba,
al di qua di una lenta maturazione non del tutto finita,
la divisione in atto delle cose: tutto ciò che hai amato
in piccole pietre che il dolore ha reso più tue.

 

*

Ora tu non sai di questa pietra, entrata nel tumulto della grande sera,
non sai tu, della mancanza che adempie il nostro andarsene
e del dio silenzioso che piange
nascosto nel cemento di queste pareti, non sai
della cosa più preziosa che avevo e che ho perso, o forse
ho nascosto troppo bene, ma saprai di certo
di quel richiamo che talvolta si sente,
in una lontananza latebre, in una qualunque città,
ti volti, ne segui i brividi più segreti, mentre attendi, avrai saputo
la dolcezza di due corpi che si respirano nel sonno,
uno chinato nell’altro e questa sabbia, l’hai vista talvolta,
fra i grandi palazzi disabitati dell’uomo, nella bocca serrata
di ore chiuse fra loro, torna da urne antiche, oltrepassa
l’incanto delle infinite rotatorie del mondo,
sta tornando… scende nelle fibre più intimi di un ricordo… è qui…

«Come abitare una ferita?»

Nostra, di tutti… impenetrabile, come abitarla… la vita
intanto, non bada, come sempre urla, con il ventre spalancato
in dono, urla la vita stessa ben al di sopra al nulla.

*

Sono cose leggere gli anni che ti avvolgono e disperdono,
immedesimati nel silenzio delle ore che da infanti
ci cullarono, tu non puoi ad essi sfuggire, né posso io
oltre la moltitudine a poco a poco
illuminata, disposta in piccole linee, vestite
di abitudini tramate, coincidenze… dunque è questo
il salire lento, a poco a poco di persone che fra tante
hai amato e dimenticato, a poco a poco
il segreto condiviso che si portano oltre la durata
delle presenze… li vedi così come sono,
a passi lenti, ridotti ai cardini del proprio dramma
di piccoli uomini macerati, ad uno ad uno, tuo padre
e un amico di tanti anni fa, con cui diviso il pane
hai assaporato la lama sottile della giovinezza, ad uno ad uno
entrano, si disperdono nel vortice di solitudine e folla,
solitudine e folla a mano a mano come loro
tocchi… il corrimano di questa stazione per sentire
il tatto degli innumerevoli, l’incessante frastuono
delle loro piccole ossa, dove tutto, ogni amore, ogni alluvione
di ricordi e gesti, ogni azione tua, ogni passo
verso l’immagine di te che già dall’infanzia
custodivi, ogni declinazione trattenuta di parole dette,
non dette… tu non puoi ad essi sfuggire, come posso io
ora, dimmi, come posso.


Alessandro Anil Biswas, nato nel 1990. Ha vissuto fino a sedici anni in India, a Santiniketan, frequentando la scuola del poeta R. Tagore. Si è laureato in filosofia in Inghilterra, con una tesi sulla letteratura lirico- drammatica, soprattutto tedesca. Ha pubblicato le sue poesie in alcune riviste, inglesi e bengalesi, sotto pseudonimi diversi. Un suo testo teatrale è stato rappresentato a Canterbury, Inghilterra, nella sezione “New dramatists in progress”. Vive in Italia dall’ottobre del 2013, è stato selezionato tra i venti poeti under 29, da Poesiafestival, Modena, 2013 e nell’evento Pioggia di poesie tenuto a Milano dall’organizzazione Casagrande nel 2015. Ha presentato due conferenze: Causal Selection and Explanation in the absense of structure in contemporary drama” – University of Kent (UK) e “Problems of metaphilosophy in the poems of Tagore” – Alliance Francaise de Dacca.

Fotografia di proprietà dell’autore


 

 

 

 

 

 

 

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