Lawrence Ferlinghetti, pictured here in 2004, was the principal publisher of the writers and poets known as the Beat Generation.

Addio, Lawrence, addio secolo buono

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A cura di Michele de Virgilio

 

Nel 2005 avevo poco più di sedici anni, quando sentii parlare, per la prima volta, di Lawrence Ferlinghetti. L’occasione me la fornì non una sua poesia, bensì uno dei suoi arresti. Lasciate perdere quello famoso avvenuto per il coraggio che lo spinse a pubblicare, tra le altre, la poesia l’Urlo (Howl) di Allen Ginsberg. Parlo di quello accaduto in Italia, nel cuore di Brescia, dopo essere stato scambiato per un immigrato irregolare da un’anziana signora del posto (Ferlinghetti non aveva fatto altro che recarsi al civico 20 di Via Cossere, per visitare la casa in cui avevano vissuto i suoi genitori).

Ora, non posso mica sapere cosa ne sia stato di quei due malcapitati poliziotti bresciani. So per certo, invece, che quell’episodio contribuì a farmi avvicinare, con simpatia, alla sua poesia. La prima raccolta di Ferlinghetti che lessi fu Una Coney Island della mente (A Coney Island of the Mind), pubblicata nel 1958 grazie a James Laughlin. Qui, si cominciava con i disastri della guerra di Goya paragonati a un paesaggio motorizzato, per passare a scenette surreali arricchite da citazioni di Pound e Keats. I suoi versi, chiari, irriverenti, psichedelici si fondavano, come un po’ tutta la sua opera, sulla volontà di rappresentare senza censure le tragicomiche scene che gli si svolgevano attorno.

Tuttavia, se avessi voluto comprendere a pieno la sua figura, capii presto che non avrei potuto esimermi dall’ incrociare la storia della sua pionieristica libreria di San Francisco. Nata nel 1953, la City Lights fu una delle librerie più rivoluzionarie al mondo. Lì dentro si potevano trovare cose che nemmeno nella War Resister’s League: riviste underground e manifesti precorritori coi simboli antinucleari si mischiavano ad annunci di reading e di marce; cumuli di carte e lettere appassionate nuotavano in un mare di libri pacifisti.

Grazie alla City Lights, la caratteristica principale degli eroi della Beat Generation ormai la conoscevano tutti; <<ciò che li legava>> -scrisse una volta Fernanda Pivano- <<era l’essere costretti a vivere in una società di massa nella quale non riuscivano a credere, che ritenevano incapace di rispondere alle loro domande, che spesso sfuggivano creandosi una società autonoma e vivendo in piccole bande più o meno segrete secondo un codice primordiale, basato sull’inviolabilità dell’amicizia>>.

Alla luce di questa (impeccabile) definizione, diciamolo, qualsiasi adolescente si sarebbe rivisto nell’avventura umana, editoriale ed artistica di Ferlinghetti. Un uomo, un artista, che sebbene avesse tanto da dire non volle mai scrivere un’autobiografia. Solo due anni fa si concesse il romanzo “A Little Boy”, sua ultima opera perché <<le memorie sono per le signorine vittoriane. Questo invece è il libro che ho scritto per tutta la vita.>>.

Addio, Lawrence, addio secolo buono.

TESTI SCELTI DALLA RACCOLTA “A CONEY ISLAND OF THE MIND” (Traduzione di Damiano Abei e Moira Egan, Minimum Fax)

 

Nei boschi dove molti fiumi scorrono
tra le colline non sottomesse
e i campi della nostra infanzia
dove covoni e arcobaleni si fondono nel ricordo
anche se i nostri <<campi>> erano strade
rivedo ancora sorgere quelle miriadi di mattine
in cui ogni cosa vivente
proiettava la propria ombra nell’eternità
e per tutto il giorno la luce
come di primo mattino
con quelle sue ombre nette che adombravano
un paradiso
che mi ero a malapena sognato
e a malapena sapevo pensare
a quest’oggi dalla barba incolta
con i suoi corvi beffardi
che prendono il volo da alberi secchi
e gracchiano e stridono
e mettono in dubbio ogni altra
primavera e cosa

*

Io aspetto l’udienza del mio caso
e aspetto
una rinascita dello stupore
e aspetto che qualcuno
scopra per davvero l’America
ed emetta alti lamenti
e aspetto
la scoperta
di una nuova simbolica frontiera del west
e aspetto
che l’Aquila Americana
dispieghi davvero le ali
e si metta sulla giusta via e voli dritto
e aspetto
che l’Era dell’Ansia
muoia stecchita
e aspetto
che si combatta la guerra
che renderà il mondo sicuro
per l’anarchia
e aspetto
l’appassire definitivo
di tutti i governi
e aspetto in perpetuo
una rinascita dello stupore

*

Tirato in secca
il cuore si dibatte
boccheggiando <<Amore>>

pesce sventato che prova
a respirare da carne d’aria

e non c’è nessuno lì a sentire la morte
tra gli arbusti tristi
che il mondo sfiora di corsa
in un blaterare di asfalto e procastinazione

 

Lawrence Ferlinghetti (1919-2021) è stato un poeta, romanziere, drammaturgo, libraio, editore e pittore. Ha fondato la celebre libreria City Lights di San Francisco e l’omonima casa editrice, che ha pubblicato, tra le altre, le prime opere di Jack Kerouac e Allen Ginsberg.

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