Gisella Blanco, Melodia di porte che cigolano

Gisella Blanco

Melodia di porte che cigolano

Eretica Edizioni, 2020, pp. 82, Euro 13,00

Illustrazioni di Francesco Mitelli

L’indecenza della specie (da un suo verso) poteva essere un altro buon titolo a questa raccolta d’esordio di Gisella Blanco. Ma andiamo con ordine. Per scelta conclamata dell’autrice, siamo di fronte a una poesia sovversiva, estrema, provocatoria, per sua natura difficile da governare. Una poesia che, demistificando una realtà deludente e inautentica, si fa carico anche di una attività ‘costruens’ perché vuole spingerci a prendere coscienza, assumere responsabilità, provare a cambiare il nostro modo di vivere. C’è poi, interessante e diretto, il confronto con la morte (ogni passo è morte; continuiamo a morire / d’ogni carezza, sono versi molto forti ) e con il Dio che muore: Abbandonato dal padre / – non una parola a sfoltire paure -/ e tradito da amici/ in menzogna di baci. Anche la donna è naturalmente al centro delle attenzioni, oggetto di introspezioni e assegnataria di nuove e ben diverse mete (significativa, a questo proposito, la poesia ‘Dalla finestra’, che pare trovare l’origine di un comune sguardo femminile – E ci siamo accorte/ che da quelle fessure/ lieto giungeva/ barlume necessario/ – unico modello sostenibile -/ di pace indiscussa).

Il lavoro del poeta è, inizialmente, una dura lotta per comprendere il mondo – E’ terra che non comprendo; Vivo senza terra che m’appartenga/…/ cammino scalza/ per conoscerla col sangue; Non ci sono astanti ad ammirare/ le nostre pene/ e di notte si vaga/ per le campagne di sete. C’è dunque un’obiettiva difficoltà d’interpretazione. Ma poi c’è la presa di coscienza – Ancora una parola come arbitrio/ al potere – e il tentativo di redimere esseri immaginari/…/ dimenticando/ beatamente/ me stessa/ nelle danze/ d’aria pregna di lusinga/ e sconcerto. Qualche esempio ora di lessico ossimorico, che dà l’idea dell’originalità e potenzialità di questa poesia, ancorché agli esordi: peccare senza dolo, inesattezze migliori, genitrice vergine, fede sacrilega, architetto e bombardiere, strutture del niente.

Concluderei avvertendo il lettore che troverà qui testi poco musicali, antilirici, eppure scoprirà che, a loro modo, sono evocativi e persuasivi grazie alla ricchezza lessicale e al combattimento incessante che il poeta affronta continuamente per noi (anche le porte che cigolano, proprio come avverte l’autrice, seguono un loro spartito). Sulla base di queste incoraggianti osservazioni, sarà dunque interessante vedere cosa ci riserverà la seconda opera di Gisella Blanco.

Antonio Fiori

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