22 – La mia anima osservava meraviglie:

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La mia anima osservava meraviglie:

nel floreale ricordo delle spiagge

iridate e cangianti è paga. Soffre,

come la foglia caduca sul ramo,

per la desolazione della landa.

 

Brulicano formiche sull’infertile

polveriera straziata dai conflitti;

vittime delle placide catastrofi

umane, le girandole non corrono

se percorse da brezze sorridenti,

ma a terra trascolorano e marciscono.

Un grave sole scotta ed arde e infiamma

le colorate carte, vigoroso

poi le disperde nell’asciutta falda

d’amianto e lasso ride della polvere.

 

E nella polvere acerba di frutti

mai germogliati, i maturi covoni

d’odio odo poi danzare: le fraterne

e indissolubili litanie ancora

da tetre catacombe a cielo aperto

pervadono il grigiore, un’assemblea

d’avvoltoi e corvi festeggia gli oscuri

inni ed inneggia a più cupe canzoni.

Però nella tristezza un filo d’erba

si staglia mendicando acqua piovana.

 

O mia speranza! Mendico dell’acqua,

proteso intendo bagnare il virgulto,

redimerlo, cullarlo affinché creda

e si ravveda che le braccia possano

curare, consolare le radici

avvizzite. Ma al sorso, una colonna

d’ombra si leva: una visione emerge,

vedo le sabbie lucenti e da salici

torrenti eterni scrosciano in silenzio…

è trasceso ad un prato che ricerco.

 

Rivedo il mio tremore d’esistenza,

l’ignoto anelito verso l’immenso

ritrovo e so: lo spirito non vuole

sciogliersi nell’incanto che sfiorisce,

ma sparire annaspando tra conchiglie.

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